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14 maggio 2008

Tutti a casa

Scrivo questo post in treno. Davide dorme . Io non ho ancora sonno. Siamo quasi ad Ancona, forse qualcosa in piú. É l'1.20, la carrozza dorme ed io mi trovo a tirare le somme di 1830 chilometri in cui io e quel fesso che ho di fronte abbiamo percorso in 50 ore nette, attraversando tutta l'Italia per due volte

Non sono pentito.
Per niente. L'avevo scritto due anni fa e lo ribadisco. Quando si organizza un viaggio di questo tipo la razionalitá va totalmente a farsi benedire. Non si possono fare ragionamenti del tipo "E se non vince?" , "E se perde?" , "E se ci rimango male?". Fa parte del gioco.

E figuriamoci quando si parla di Inter. La delusione era dietro l'angolo. Lo sapevo, fin dal primo momento. In parte me l'aspettavo pure, ma provavo a non crederci, provavo a pensare che per una volta le cose potessero andare in modo lineare. E invece no. La delusione c'è stata. Ancora una volta. Grossa. Enorme. Forse la più grossa da quando tifo Inter. Perche a differenza del 5 maggio io stavolta c'ero.

Ero lì, a incitare, cantare, gridare. A tifare, ad esultare, ad abbracciare Davide e Fabrizio, perfino quasi a commuovermi al gol del 2-1. A emozionarmi perchè un ragazzino del 1990 stava vincendo uno Scudetto davanti a me. Ero li, insieme ad altre 80.000 persone, a continuare a tifare dopo 1 secondo dal gol del 2-2. Dopo il rigore sbagliato. Dopo la decina di gol sbagliati negli ultimi minuti. Dopo la fine della partita. Dopo la fine del sogno.

Perche festeggiare lo Scudetto della tua squadra dopo 1000 chilometri di viaggio, dopo una mattinata in giro per milano, dopo una notte insonne, dopo tanti piccoli sacrifici sarebbe stato veramente un sogno. Ma sarebbe stato troppo perfetto. Troppo da Mulino Bianco. Non da Inter. Ma diciamocela tutta: in fondo, non da me.

Niente sogno, ma non sono pentito. Perchè ho passato due giorni bellissimi in compagnia dei miei amici più cari. Perche abbiamo riso, ci siamo divetiti, abbiamo fatto foto, scherzato, fatto gli imbecilli, tirato fuori i tormentoni che per due giorni ci hanno accompagnato in giro per Milano. Perchè abbiamo festeggiato la mia laurea. Ma senza caroselli, senza il dettaglio più importante.

Perchè fingere? La delusione della partita è stata enorme. E' come avessi organizzato un viaggio a Parigi e una volta lì mi avessero avvisato che la Torre Eiffel è stata spostata a Londra. E allora a quel punto ringrazio veramente il momento in cui abbiamo deciso di ripartire Lunedì sera, di concederci - comunque fosse andata - un intero giorno in giro per Milano per svagarci un po'. Perchè così, almeno, la mazzata è stata attutita. Ci siamo svagati, abbiamo pensato ad altro, girando Milano e dimenticando le 500-600 foto che mi sono rimaste appese, dimenticando il fatto di aver speso 80 euro di biglietto per vedere tutto quanto fin da vicino.

Ripartire lunedì mattina o persino la stessa domenica sarebbe stato terribile: sarei tornato a casa con un magone così, con il pensiero di aver fatto un viaggio in fondo inutile. Invece, per fortuna, lunedì l'abbiamo passato in giro per Milano, e questo mi permette di ripensare a questi due giorni con un sorriso, tenendomi quello che di buono mi è rimasto da questa esperienza: le foto, le risate, Piazza Duomo, gli ottantamila di San Siro che fanno tremare lo stadio, gli autobus sbagliati, le notti insonni, il treno stretto e i miei cari amici che hanno decisi di seguirmi in questa colossale cazzata.

Ora si torna alla vita di tutti i giorni: si torna a Marica, si torna alla terapia, si torna ad MSN e alle questioni del Dipartimento. Si torna a una vita tranquilla, tutto sommato serena, ma con un solo, piccolo e fondamentale problema:

Quello di continuare a tifare Inter.

(Qui sotto, il meraviglioso album fotografico della trasferta milanese)
Inter Siena

10 maggio 2008

Inter City, Inter Nos, Inter Siena

Vado a Milano, ormai molti di voi lo sanno.
Ci tenevo, dopo la Laurea, a concedermi un viaggio. Uno sfizio, mettiamola così.

Ragionevolmente avrei potuto pensare - e tralaltro l'ho anche fatto - di concedermelo con Marica. Questo però purtroppo non è stato possibile, ed ho fatto scalare la lista delle mie fidanzate, superando quella ufficiale e decidendo di portare con me Davide, la mia amica nonchè fidanzata di riserva. E non è detto che in nove ore di treno non ci provi con lui e che diventi la mia compagna ufficiale. Alla faccia di Marica.

Partiamo in due, quindi. Gli ormai celebri "Tre imbecilli su un Intercity" lasciano spazio a una coppia. Da Trani partiamo solo io e Davide. Aspetteremo domattina per riunirci col terzo pupo, che ci raggiungerà nottetempo da Siena. Fabrizio ufficialmente si trova lì a studiare, ma è tutta una copertura. Il suo compito è quello di forare le ruote del pullmann ufficiale della squadra e di avvelenare l'11 titolare del Siena. Giusto per stare al sicuro.

La gente normale organizza i propri viaggi post-Laurea in posti di piacere, dove svagarsi: Parigi, Londra, Roma, Bologna, Venezia, Firenze. Io vado a Milano. Che tralaltro poteva anche andar bene. Tecnicamente avrei potuto andare lì a vedere il Duomo e il Castello Sforzesco, i Navigli e Piazzale Loreto, il Pirellone e la Basilica di Sant'Ambrogio. No. Avrò anche due Lauree ma di visitare posti culturali non me ne può fregare di meno. Io vado a San Siro.
Aggravante: Vado a San Siro a tifare Inter.
Aggravante dell'Aggravante. Per la terza volta nella mia vita
Aggravante dell'Aggravante dell'Aggravante. In una partita forse decisiva.

Andro lì, con la consapevolezza che del viaggio di piacere questo viaggio non avrà niente di niente di niente. Mi farò un fegato così per novanta minuti, mi ammazzerò facendo nove ore di treno all'andata e nove ore di treno al ritorno, dormirò in un albergo orribile e trasformerò i miei piedi in profumatissimi cotechini camminando per diciannove ore in giro per Milano a fare shopping. Sono consapevole di quello che mi aspetta. Sadico e consapevole. Ma felice. Perchè ho accanto i miei amici, perchè so già che sarà una bella esperienza, che ci divertiremo e che - come sempre - sarà qualcosa che mi lascerà ricordi importanti nel cuore. Sono contento perchè so anche che Marica è contenta per me e perchè tutto sommato la gente a cui voglio bene e che mi vuole bene spererà che le cose vadano a finire in un certo modo. In quel modo.

Se così fosse, potrei persino spingermi a comprare regali e regalini per tutti quanti. Tutti a tema nerazzurro. Spendendo quarantottomila euro, ma con un sorriso così sulle labbra. Se così non fosse, però, il massimo che potete aspettarvi da me come pensierino è una cotoletta alla Milanese. Da dividere in otto.

La gente normale organizza viaggi di Laurea per svagarsi. Io vado a Milano a vedere l'Inter. Che non fossi normale lo sapevo, che tendessi alla follia lo sto lucidamente scoprendo solo ora.

Tifate Inter, per il mio bene.
O se proprio non ci riuscite, tifate almeno contro il Siena.

A martedì.

22 novembre 2007

Matto e Disperatissimo

Non io, almeno per ora. Saranno tre giorni che provo ad aggiornare questo blog, ma oramai non è cosa. Totalmente sepolto dagli impegni pre-ricovero mi trovo costretto a scrivere due righe a cavallo tra il lavaggio dei pigiami e l'ingresso della pasta del mio stomaco.

Troppi impegni, è inutile. Non bastavano 2 esami verbalizzati lo stesso giorno. Quello riescono a farlo tutti. Più o meno. Uno stress pazzesco, per evitare che si accavallassero con l'intervento. Ora sono a -1 dalla Laurea, ma il problema sarà incastrare quell "uno" in mezzo a riabilitazioni e bestemmie varie che allieteranno la mia colorata vita nei prossimi mesi.

Giovedì scorso ho fatto il prericovero. Pensavo mi trovassero la glicemia a 200, invece almeno sotto quell'aspetto siamo a posto. Già sono un rottame, ci mancava pure quello. E' un concetto splendido il prericovero: entri in un ambiente con degli stanzini numerati. Da 1 a 6, con la differenza che dietro ste porte, a turno, ci trovi cardiologo, anestesista, infermiere, marmista, notaio per il testamento e il pupazzo del McDonald. Si prende il bigliettino come nella più classica delle macellerie e poi ci si lancia in una splendida Via Crucis. Ti tirano il sangue, poi ti fanno l'elettrocardiogramma e infine ti tengono seduto due ore a vedere Uomini e Donne. Per sedarti. Così quando ti apriranno il ginocchio ti renderai conto che in fondo a te non è andata così male. Al mondo c'è di peggio.

Sto provando a studiare, a incastarci le prime attività per la tesi, ma non è facile perchè essendo un genio ho ben deciso di organizzare un update generale del computer (case - regalato da Davide, scheda video e RAM) che mi sta tenendo offline fin troppo tempo. Così organizzate, le mie giornate prevedevano la bellezza di 10 minuti liberi, per cui ho deciso di riempirli organizzando la Festa di Laurea di un mio amico, con relativi rincoglionimenti per recuperare soldi da gente che non vedevi da anni e che fa il missionario in Congo. E che ovviamente non si fa sentire manco se la spari.

Oggi compleanno di Roberto, Domani festa di Laurea, Sabato seguirò la squadra nell'ultima trasferta che potrò seguire. Domenica e Lunedì gli ultimi preparativi e Martedì ricovero. In mezzo incastriamoci un po' di studio a piacere, qualche secondo passato con Marica e qualche serie Tv che non fa mai male. Non potevo immaginare degli ultimi giorni più rilassanti.

Ma per fortuna tra 5 giorni finisce tutto.
O inizia, dipende dai punti di vista.

29 giugno 2007

Parole Crociate

Non ho mai creduto troppo nel destino, da sempre. L'idea che la mia imminente vittoria alla Lotteria di Capodanno possa già essere scritta da qualche parte non mi piace. Devo essere io a decidere quando vincere 6 miglioni di euro. E in questo momento non lo voglio, mi sa.
A volte però accadono un po' di cose che ti portano un istante a riformulare dodici-tredici tra le tue convinzioni più profonde e ti obbligano a cambiare la tua scala di valori e di priorità. Corsi e ricorsi storici, mi era già successo nel 2003, mentre correvamo verso Andria dopo la frizzante aritmia che aveva deciso di venire a trovarmi nel bel mezzo di un allenamento. In quel caso la scelta fu piuttosto obbligata. Dimagrire, subito. Persi circa 20 chili in 7-8 mesi, senza dieta, ma facendomi un mazzo così. Da allora non ho più avuto problemi di sorta. E lasciamo stare che poi in 4 anni buona parte di quei chili li abbia ripresi.

Poi si arriva ad oggi, con il classico scenario da Sliding Doors, il momento che ti cambia la vita, una botta al ginocchio nella partita più attesa, la stagione finita con una settimana di anticipo e un mese di calvario per capire cosa fosse successo. Medico, Ortopedico, Risonanza e ancora Ortopedico, un lunghissimo giro per iniziare a capirci qualcosa. In realtà qualcosa lo si era capito: Lacerazione del Legamento Crociato Anteriore, almeno a leggere la risonanza non parevano esserci molti dubbi, dovevo operarmi. Vedevo già con gioia avanti a me 7-8 mesi di calvario tra operazione, riabilitazione e un miliardo di problemi dati alla mia famiglia e a me stesso, Università compresa.

All'improvviso però il viaggio della speranza: Decidiamo di farmi visitare dal primario dell'ospedale di Acquaviva, quello che avrebbe dovuto operarmi. Uno figo, dicono. Mi fa spogliare, mi fa spiegare tutto, mi prende il ginocchio, mi fa tutti i test possibili e immaginabili e conclude dicendo tipo: "Se vuoi prendo l'artoscopio e ti opero, ma secondo me non ha niente". Alla faccia della Risonanza. "E' un interpretazione di un'immagine", dice lui. "E vaffanculo a chi mi ha fatto star male per 10 giorni interpretando qualcosa a cazzo di cane", penso io. Penso ma non dico, mi dimentico di chiedere una marea di cose fondamentali perchè in quel momento tutto lo scenario che ho nella mia testa cambia. Non mi opero più. Sto bene, forse.

Il viaggio di ritorno è pieno di gente che mi chiama sollevata. "Sto bene", dico, ma poi però riprendo a pensare a quant'è strana la vita. Il discorso delle "Sliding Doors" è proprio vero: E se mi fossi fatto visitare da un altro che magari mi avrebbe operato per sicurezza? E se in quell'azione invece di uscire in post-basso avessi deciso di spostarmi altrove? E se Roberto non mi avesse fatto entrare? E se il tipo del Manfredonia mi avesse colpito un centimetro più a sinistra?

A volte un centimetro può essere anche decisivo. Un centimetro così come un punto, lo stesso punto per il quale il Manfredonia è stato promosso in D al posto nostro. Quella stagione finita con una settimana di anticipo mi è rimasta davvero qui. Ora sono passati 32 giorni dall'infortunio, il ginocchio si è quasi totalmente sgonfiato e io ho ripreso ad andare in Palestra. L'ortopedico mi ha detto di riprendere immediatamente ad allenarmi, secondo lui non c'è nulla, ma se dovesse esserci una lesione la dovrei avvertire. E ci sto andando ogni giorno, manco fossi una persona seria.

Per me, amante di Torte Cameo allo Yogurt, di Pringles e di Kinder Pinguì, è una gioia poter riprendere a correre, a sudare, a farmi un mazzo così. Per giorni ho cullato dentro di me l'idea di dover dimenticare tutto questo, io che senza lo sport quasi non ci vivo, io che tra poco vado a vedermi il secondo tempo della Colombia su Sportitalia. Un anno senza basket sarebbe stato semplicemente pazzesco.

E invece sono qui, che un giorno vado a correre con Marica alla villa comunale e l'altro con Davide smazzo facendomi 40 minuti di corse sulle varie macchine e altrettanti di addominali ed esercizi, perchè se dovessi pure riuscire a perdere un dieci chili abbondanti sforzare il ginocchio un po' meno mi farebbe decisamente bene. Non so neppure io perchè mi sto allenando così intensamente già da ora. All'inizio della stagione mancano due mesi, dopotutto, ma in questo momento sento che la cosa più giusta da fare sia questa.

Molto pragmaticamente potrei dire che me la sono vista brutta e che voglio fare in modo che non riaccada, ma tanto non sarò io a deciderlo. Se deve succedere, succederà ugualmente. Possiamo solo provare ad indirizzare la nostra vita agendo in un certo modo, ma alla fine se c'è qualcosa di scritto si può fare poco. In questo momento il destino mi ha dato questo, mi ha lasciato 20 giorni di paura, del rammarico per una stagione chiusa prima, ma anche tanta fiducia di poter riprendere a giocare immediatamente. Ora vediamo cosa mi riserverà il futuro.

Da parte mia, spero solo che quel crociato rimanga per sempre al suo posto.

23 novembre 2006

Mattinate assai utili

Davide e Antonio, si sa, sono due studenti modello. Quando a volte decidono di spezzare lo stress delle mattinate da studenti modello si incontrano e fanno i cretini. Quando questo non basta più decidono di venire a casa mia. Carichi di 2000-3000 calorie distribuite in Grisbì e Wafer vari che poi - stranamente - si spartiscono equamente nei nostri stomaci. E a quel punto siamo tutti felici, attrippati ma felici.

E' un copione predefinito, che si ripete ciclicamente da anni e anni, che ha visto le proprie origini nel biennio 2001-2003 quando Davide utilizzava casa mia come rifugio atomico per nascondersi durante le mattinate in cui non aveva voglia di andare a scuola e che nel 2002, durante i Mondiali, ci ha portato a riconoscere i benefici fisici che può procurare una intera torta "Foresta Nera" divisa in due nel bel mezzo di Danimarca-Uruguay.

Questa mattina non c'era la Foresta Nera ma c'erano i Grisbì e i Gardena. E c'era anche qualche ruttino. Dopo aver guardato Antonio bestemmiare in canadese contro la casa editrice canadese che ha pubblicato le sue partiture sostituendo ai vari Mi-Bemolle e Si-Beduro dei simboli canadesi totalmente inventati e distribuiti sulle pubblicazioni secondo il classico stile canadese universalmente conosciuto nel mondo come "a cazzo di cane", ci siamo ritirati in camera mia.

La mattinata è velocemente passata alternando momenti in cui facevamo gli imbecilli con momenti in cui facevamo gli imbecilli, e, mentre facevamo guardacaso gli imbecilli è avvenuta l'illuminazione di aprire l'Album dei Calciatori 1988-89 (un album un po' amarcord, con la Juve ancora in serie A). Dopo aver appurato il degrado dei costumi del calcio (non ci sono più i cognomi di una volta - tipo Primo Berlinghieri attaccante del Pescara - non ci sono più i baffi di una volta - Emilio Oddi dell'Udinese) ci siamo imbattuti nell'immancabile momento-lacrima.

Al centro dell'Album, raggiante, emergeva l'inserto della Panini dove ogni buon bambino poteva aggiornare la classifica e le partite utilizzando l'innovativa tecnologia degli STICK & STACK. E' terribile, ma io personalmente li avevo totalmente rimossi. E' la cosa più grave che avevo rimosso qualcosa che circa 18 anni fa avevo amato in maniera unica e passionale. Avevo casa piena di Album con sti cazzo di adesivi di Duck Tales con cui mi divertivo a comporre Paperino e compagnia nelle configurazioni più ardite staccando e riattaccando sugli albi i vari pupi, per non parlare del dramma umano che emergeva nel momento in cui - dopo 600 sticchi e stacchi - la figurina non aveva più nessuna intenzione di incollarsi.
E' incredibile, ma ho veramente avuto malinconia di quei momenti. Ci accontentavamo di poco, noi bambini del tempo. Chi cazzo si appassionerebbe oggi delle Crystal Ball ? Noi si, eccome.

Se non ricordate gli Stick&Stack e le Crystal Ball meritate di morire in questo stesso momento.

12 settembre 2006

Tre imbecilli su un InterCity - Conclusione

Giuro che questo è l'ultimo post sulla partita, poi torno a parlare di cose più interessanti.

Vi allego la sintesi video con l'audio di Scarpini per questa splendida, storica, spettacolare, immensa partita. AMALA.

SINTESI PRIMO TEMPO


SINTESI SECONDO TEMPO

6 settembre 2006

Tre imbecilli su un InterCity - Video Reportage

Continua lo spettacolare reportage dell'indimenticabile viaggio di Milano. Dopo le foto messe su Flickr, non potevano mancare anche i video fatti con la digitale e caricati su YouTube.

Eccoli qua, golosissimi. Da notare come si senta distintamente la voce di Davide che canta "Pazza Inter Amala" insieme ad altri 50 mila idioti.



Lo stadio Inneggia ad Adriano. Poi se ne pentirà



Pazza Inter Amala cantata da circa 70 mila imbecilli orgogliosi di farlo


Primi Festeggiamenti post Partita


Premiazione


Pazza Inter Amala al Termine della premiazione. Figurati se poteva mancare


Prima possibile metterò anche online la Sintesi della partita

(Nella foto: Dopo aver vinto ormai tutto, possiamo iniziare a insidiare le più alte cariche della Chiesa)

3 settembre 2006

Tre imbecilli su un InterCity - parte 2 - Epilogo

Ormai a una settimana esatta dalla partita, penso sia il caso di tirare le somme di quel viaggio che ci ha visto percorrere tutta l'Italia (1700 chilometri) in 48 ore (escludendo i disastri non previsti come le locomotrici rotte).

Tempo fa c'è stato chi ha avuto bisogno di ben Cinque Giornate, a Milano, per poter combinare qualcosa di decente. Noi, dall'altro dei soli due giorni a disposizione, direi che abbiamo fatto davvero qualcosa di indimenticabile. Non userò questo thread per raccontare nuovamente per filo e per segno tutte le virgole di ciò che è successo nella duegiorni meneghina; Per quello c'è il Blog di Davide, inserirò i link a fine post per chi abbia voglia di leggere meglio le nostre (dis)avventure.

Appena sono tornato a Corato la cosa che molti di voi mi hanno detto è stata: "Sul 3-0 per la Roma ti ho pensato". Cazzo. Lo so bene che mi stavate pensando intensamente. Chi poteva immaginare di aver percorso così tanta strada per ritrovarsi di fronte ad uno spettacolo indecoroso di quel tipo. Altri ancora hanno aggiunto: "Ma sul 3-0 non ti sei pentito di quello che avevi fatto? Non avevi paura di aver fatto strada inutile?".

Beh, ragazzi. Lo dico qui e lo ribadirò. La risposta è NO.
Quando si prende una scelta del genere non puoi andare a razionalizzare con ragionamenti del tipo "E se perde?". Chissenefrega se perde, ha perso tante volte, figurati cosa cambia se perde un'altra volta ancora.

Personalmente penso che queste siano esperienze da prendere al volo, perchè sono intrise dall'inizio alla fine di momenti che, nel bene e nel male, ti lasciano qualcosa. Ben venga il Treno scomodo, ben venga lasciare schifezze nel cuore di una notte insonne, ben venga non dormire e ciondolare con i piedi doloranti per una intera mattinata nel centro di Milano. Ben venga tutto, perchè questi saranno i ricordi indelebili che tra anni e anni avremo ancora voglia di raccontare ai nostri figli.

Ti rimangono i ricordi del viaggio, ti rimane la compagnia dei tuoi amici, ti rimane il ricordo dei pantaloni sudati e appiccicosi che volevi cambiare e non potevi. Ricorderemo Davide che "Io nel treno non riesco a dormire", e poi dopo 8 secondi si spatascia sul sedile e muore. Ricorderemo le Pringles al Peperone, i tramezzini di Fabrizio e il vicino di scompartimento uguale spiccicato al fratello Wachowski. Ricorderemo il viaggio lunghissimo, la schiena a pezzi, i piedi in fiamme e ricorderemo che in tedesco sporgersi dal finestrino si dice "Gegestende". Ricorderemo quanto è bello ridere facendo ironia sui paesini inutili che stanno tutt'attorno Milano, ricorderemo anche le orribili case stile-fiammingo della periferia Milanese.

Ricorderemo l'orribile cornetto alla stazione, i 70 centesimi necessari per fare la prima pipì dopo 10 ore, ricorderemo Fabrizio terrorizzato dagli attentati in metropolitana e la facciata del Duomo ricoperta da un dipinto di un artista che non ricorderò mai come si chiama. Ci ricorderemo di come è bella la Galleria e delle insegne fighe nero e oro, ripenseremo ai negozi di merchandising e Fabrizio che ci porta felicissimo-senza accorgersene-nel Milan Store. Porteremo nel cuore l'indimenticabile sapore del Burro di Arachidi mangiato all'ingresso del Duomo di Milano e l'azzeccato accostamento con le Pringles che vanno bene dovunque.

Ricorderemo il Corso di Milano, la ricerca dei regali per le fidanzate e Davide che ci trova la maglietta "United Colors of Benetton - Milano" che piace a tutti e costa pure poco. Ricorderemo Fabrizio che firma cambiali per poter comprare la maglietta dell'Italia che a Corato non si trova e che vuole pure quella dell'Inter perchè "non si può andare a Milano e non tornare con la maglietta dell'Inter". Ricorderemo che non ci andava di andare a visitare il Pirellone perchè eravamo morti, ma ugualmente morti trovammo la forza per andare a trovare dove cazzo fosse Via Durini e la benedetta sede dell'Inter. Ricorderemo il simpatico custode del Palazzo e la sua disponibilità a farci fotografare davanti a uno zerbino più nerazzurro che mai.

Ricorderemo ancora la Metro, l'Hotel Oro Blu, la Stanza, la Doccia. Ricorderò - solo io, purtroppo - Davide e Fabrizio che dopo 2 attimi si addormentano e iniziano un concerto russando. Non potrò dimenticare la preparazione per la partita, il dialogo col Custode e il lungo viaggio verso lo Stadio. Indimenticabile sarà anche la faccia sorridente di quei due imbecilli alla vista di San Siro, come due bambini il primo giorno di scuola. L'attesa ai cancelli, i 33 inaspettati gradi di Milano e l'ingresso allo stadio. Ricorderemo la salita, lunghissima, e il sorriso da bambino di 2 anni di Fabrizio alla vista del terreno verde. Le splendide foto in un San Siro ancora vuoto, la pazza corsa per riuscire a comprare in tempo la maglietta e la sciarpetta dal San Siro Store. Ricorderemo il riscaldamento, ricorderemo 50 mila imbecilli che cantano pazza inter amala, ricorderemo l'ingresso in campo dei nostri pupi preferiti.

E ricorderemo ovviamente la partita: Ricorderemo ManSini, Aquilani e ancora Aquilani. La faccia triste di Fabrizio e quella sconvolta di Davide. Ricorderò a me che pensavo "Evidentemente è destino che non possa mai vedere l'Inter vincere" e ricorderemo, insieme, il milanese accanto a Davide che invocava il ritorno di Hodgson. HODGSON. Non so se mi spiego. Poi la rinascita: L'incornata di Vieira, l'intervallo pieno di attese, l'uscita di Adriano, l'ingresso di Crespo e gol. 2-3 e la speranza. L'assedio, due gol mangiati da Figo e il 3-3, ancora, di Vieira, con Davide che riceve le mie consuete mazzate. Ibra sbaglia al 90° il gol della vittoria e si va ai supplementari, mentre su Milano impazza il temporale.

Ricorderemo il "NO" mentre Ibrahimovic mi sbaglia il giochetto con la suola e ricorderemo Figo. Fallo. Punizione. Barriera Superata. Angolino. Urla. Urla. Urla. Abbracci, sgomitate, braccia al cielo. Io che cerco di avere un bambino da Fabrizio e poi concedo tutto il mio affetto a Davide. 4-3 , da non crederci. L'occhio fisso sul cronometro, Chivu espulso, meno 3, meno 2, meno 1. Finita. Assurdo. Ricorderò l'sms di mio padre: "Tifi una squadra di pazzi" , ricorderò le 1000 mila foto dei festeggiamenti, della coppa alzata al cielo e del cannone dei coriandoli che non spara.

Ricorderemo l'uscita dallo stadio con la sciarpa in vita e l'altra annodata in testa, ricorderemo la strada sbagliata e l'arrivo a Piazzale Lotto. Il McDonald, i tifosi della Roma tenuti fermi dai poliziotti in assetto anti-sommossa e il fumogeno che quasi entra nel McDonald con noi dentro terrorizzati. Poi la Notte, sveglia alle 6.30, vestiti e colazione. Ricorderemo il ristorante brasiliano con la samba alle 7.10 di Mattina. Ricorderemo il tipo assonnato della Hall che non capisce le mie battute imbecilli, e figurati se sapesse che ci siamo appena fregati 9 cornetti dal buffet ristorante. Ricorderemo ancora la Metro, la ricerca delle Michette in stazione e il Treno che parte. Salutiamo Milano.

Ricorderemo le prime ore di viaggio che passano veloce, Davide che ancora "non riesce a dormire seduto" e infatti si mette a dormire seduto. Ricorderemo il suonatore di contrabbasso con la fidanzata Austriaca che sale a Reggio Emilia e Davide che stringe amicizia con la vecchia adulatrice settantenne di Giulianova. Ricorderemo l'arrivo a Forlì con gli aneddoti sui miei zii e il susseguirsi delle regioni con l'avvicinarsi di Casa. Marche, Abruzzo, Molise e forse qualcun'altra inutile regione. La Puglia, l'arrivo a un passo e invece poi l'uragano. La pioggia, il treno fermo, il locomotore rotto. Noi dispersi per le campagne di Ripalta. 40 minuti di Ritardo, no 80, no 120. Ricorderemo la splendida stazione di Varano e le ragazze idiote che fanno il cruciverba chiedendosi se in "cortecce" la I ci va o no. Ricorderemo il tipo guerrafondaio che fomenta alla rivolta contro il capotreno, Davide che cerca qualcosa in carrozza ristorante, l'amiciza col tipo del contrabbasso e la puzza delle carrozze dove sostano gli zingari.

Con 180 minuti di ritardo l'arrivo a Barletta. Distrutti, ma distrutti davvero. Distrutti ma con tanta voglia di parlare di treno, di burro di arachidi, di duomo di milano, di hotel oro blu, di figo, di san siro, di urla, di braccia alzate, di pazza inter amala, e di uno splendido viaggio di tre amici. Imbecilli. Tre imbecilli su un InterCity.

Inter pure qua, Guardacaso.
Fine.

25 agosto 2006

Tre imbecilli su un InterCity - parte 1

Ottocentoquarantacinque chilometri, otto ore e cinquantasette minuti di viaggio. Cinquecentotrentasette minuti in Treno, se preferite. In una carrozza chiusa, umida, calda e puzzolente. Vicino ad altre persone. Che magari non si sono lavate. Senza mangiare. Stretto e Scomodo. Di Notte. Senza Dormire.

Ma chi me la fa fare, penseranno molti.
Non avete tutti i torti.

Ma se lo scopo del viaggio è quello di andare a San Siro e la compagnia è quella di Davide e Fabrizio, posso assicurarvi che accetterei ad occhi chiusi anche un viaggio verso l'est dell'Ungheria a bordo di una comoda mucca pezzata. Sono stato a San Siro solo un'altra volta, era maggio del 2003, quella volta ero in compagnia di Daniele Barchetta e raggiungemmo Milano a bordo del fiammante pullmann "Inter Club Romagna Nerazzurra", dove l'odore del Sangiovese e le sue ovvie conseguenze sulla psiche del tifoso avevano la meglio sulla razionalità e sul buon gusto e bonton.

Quel viaggio però è uno dei più bei ricordi recenti: Ricordo ancora perfettamente l'emozione di San Siro, lo spettacolo dello stadio (per chi è stato solo al San Nicola vi dico: ok, è bello, ma il Meazza è un'altra roba..davvero), la coreografia, la curva dell'Inter e il boato del terzo anello al Goal di Martins. Ricordo anche perfettamente l'eliminazione dell'Inter, ma vi assicuro che del risultato non poteva fregarmene di meno. Troppo bello quello che stavo vivendo attorno a me per poter pensare e razionalizzare al mero risultato della partita.

Stavolta i presupposti sono ancora migliori. Non ci sarà la Romagna, al posto del milanista Barchetta avrò due dei miei migliori amici, e non ci sarà neppure il gol Shevchenko (ma magari farà spazio alla doppietta di Pizarro). Della partita non me ne frega nulla, ma con Davide e Fabrizio (e Antonio, che purtroppo manca all'appello perchè è a Siena) aspettavamo da mesi il giorno della partenza per Milano. Ci eravamo andati vicinissimi prima dell'eliminazione col Villareal, e ci siamo arrivati adesso.

Bene, quel giorno è arrivato, ci siamo, domani a quest'ora saremo fuori ai cancelli dello stadio magari ancora incapaci di renderci conto dove cazzo siamo. Sono molto contento anche per Davide e Fabrizio, perchè io lì ci sono già stato, ma loro probabilmente non hanno minimamente idea di cosa gli aspetta, e sono davvero curioso di vedere le loro facce quando arriveremo lì.

Vedere San Siro è un esperienza. Un po' come mangiare un intero barattolo Burro di Arachidi (leggere il blog di Davide per informazioni - http://cosechenonsono.blogspot.com). Noi avremo la fortuna di poterle vivere entrambe contemporaneamente. Resta da capire quale delle due avrà un impatto più forte sul nostro stomaco.

Chiudo qui, perchè i preparativi impazzano. Tra 4 ore si parte. Io vi penserò. Se Sabato sera per uno strano motivo doveste trovarvi a guardare RaiUno, magari fatelo anche voi.

ps) Ho visto l'Inter dal vivo per 4 volte negli ultimi 10 anni. Non ha mai vinto. Se avete soldi da spendere alla SNAI, fatelo pure.

Poi non dite che non vi avevo avvisato.