14 maggio 2008

Tutti a casa

Scrivo questo post in treno. Davide dorme . Io non ho ancora sonno. Siamo quasi ad Ancona, forse qualcosa in piú. É l'1.20, la carrozza dorme ed io mi trovo a tirare le somme di 1830 chilometri in cui io e quel fesso che ho di fronte abbiamo percorso in 50 ore nette, attraversando tutta l'Italia per due volte

Non sono pentito.
Per niente. L'avevo scritto due anni fa e lo ribadisco. Quando si organizza un viaggio di questo tipo la razionalitá va totalmente a farsi benedire. Non si possono fare ragionamenti del tipo "E se non vince?" , "E se perde?" , "E se ci rimango male?". Fa parte del gioco.

E figuriamoci quando si parla di Inter. La delusione era dietro l'angolo. Lo sapevo, fin dal primo momento. In parte me l'aspettavo pure, ma provavo a non crederci, provavo a pensare che per una volta le cose potessero andare in modo lineare. E invece no. La delusione c'è stata. Ancora una volta. Grossa. Enorme. Forse la più grossa da quando tifo Inter. Perche a differenza del 5 maggio io stavolta c'ero.

Ero lì, a incitare, cantare, gridare. A tifare, ad esultare, ad abbracciare Davide e Fabrizio, perfino quasi a commuovermi al gol del 2-1. A emozionarmi perchè un ragazzino del 1990 stava vincendo uno Scudetto davanti a me. Ero li, insieme ad altre 80.000 persone, a continuare a tifare dopo 1 secondo dal gol del 2-2. Dopo il rigore sbagliato. Dopo la decina di gol sbagliati negli ultimi minuti. Dopo la fine della partita. Dopo la fine del sogno.

Perche festeggiare lo Scudetto della tua squadra dopo 1000 chilometri di viaggio, dopo una mattinata in giro per milano, dopo una notte insonne, dopo tanti piccoli sacrifici sarebbe stato veramente un sogno. Ma sarebbe stato troppo perfetto. Troppo da Mulino Bianco. Non da Inter. Ma diciamocela tutta: in fondo, non da me.

Niente sogno, ma non sono pentito. Perchè ho passato due giorni bellissimi in compagnia dei miei amici più cari. Perche abbiamo riso, ci siamo divetiti, abbiamo fatto foto, scherzato, fatto gli imbecilli, tirato fuori i tormentoni che per due giorni ci hanno accompagnato in giro per Milano. Perchè abbiamo festeggiato la mia laurea. Ma senza caroselli, senza il dettaglio più importante.

Perchè fingere? La delusione della partita è stata enorme. E' come avessi organizzato un viaggio a Parigi e una volta lì mi avessero avvisato che la Torre Eiffel è stata spostata a Londra. E allora a quel punto ringrazio veramente il momento in cui abbiamo deciso di ripartire Lunedì sera, di concederci - comunque fosse andata - un intero giorno in giro per Milano per svagarci un po'. Perchè così, almeno, la mazzata è stata attutita. Ci siamo svagati, abbiamo pensato ad altro, girando Milano e dimenticando le 500-600 foto che mi sono rimaste appese, dimenticando il fatto di aver speso 80 euro di biglietto per vedere tutto quanto fin da vicino.

Ripartire lunedì mattina o persino la stessa domenica sarebbe stato terribile: sarei tornato a casa con un magone così, con il pensiero di aver fatto un viaggio in fondo inutile. Invece, per fortuna, lunedì l'abbiamo passato in giro per Milano, e questo mi permette di ripensare a questi due giorni con un sorriso, tenendomi quello che di buono mi è rimasto da questa esperienza: le foto, le risate, Piazza Duomo, gli ottantamila di San Siro che fanno tremare lo stadio, gli autobus sbagliati, le notti insonni, il treno stretto e i miei cari amici che hanno decisi di seguirmi in questa colossale cazzata.

Ora si torna alla vita di tutti i giorni: si torna a Marica, si torna alla terapia, si torna ad MSN e alle questioni del Dipartimento. Si torna a una vita tranquilla, tutto sommato serena, ma con un solo, piccolo e fondamentale problema:

Quello di continuare a tifare Inter.

(Qui sotto, il meraviglioso album fotografico della trasferta milanese)
Inter Siena

10 maggio 2008

Inter City, Inter Nos, Inter Siena

Vado a Milano, ormai molti di voi lo sanno.
Ci tenevo, dopo la Laurea, a concedermi un viaggio. Uno sfizio, mettiamola così.

Ragionevolmente avrei potuto pensare - e tralaltro l'ho anche fatto - di concedermelo con Marica. Questo però purtroppo non è stato possibile, ed ho fatto scalare la lista delle mie fidanzate, superando quella ufficiale e decidendo di portare con me Davide, la mia amica nonchè fidanzata di riserva. E non è detto che in nove ore di treno non ci provi con lui e che diventi la mia compagna ufficiale. Alla faccia di Marica.

Partiamo in due, quindi. Gli ormai celebri "Tre imbecilli su un Intercity" lasciano spazio a una coppia. Da Trani partiamo solo io e Davide. Aspetteremo domattina per riunirci col terzo pupo, che ci raggiungerà nottetempo da Siena. Fabrizio ufficialmente si trova lì a studiare, ma è tutta una copertura. Il suo compito è quello di forare le ruote del pullmann ufficiale della squadra e di avvelenare l'11 titolare del Siena. Giusto per stare al sicuro.

La gente normale organizza i propri viaggi post-Laurea in posti di piacere, dove svagarsi: Parigi, Londra, Roma, Bologna, Venezia, Firenze. Io vado a Milano. Che tralaltro poteva anche andar bene. Tecnicamente avrei potuto andare lì a vedere il Duomo e il Castello Sforzesco, i Navigli e Piazzale Loreto, il Pirellone e la Basilica di Sant'Ambrogio. No. Avrò anche due Lauree ma di visitare posti culturali non me ne può fregare di meno. Io vado a San Siro.
Aggravante: Vado a San Siro a tifare Inter.
Aggravante dell'Aggravante. Per la terza volta nella mia vita
Aggravante dell'Aggravante dell'Aggravante. In una partita forse decisiva.

Andro lì, con la consapevolezza che del viaggio di piacere questo viaggio non avrà niente di niente di niente. Mi farò un fegato così per novanta minuti, mi ammazzerò facendo nove ore di treno all'andata e nove ore di treno al ritorno, dormirò in un albergo orribile e trasformerò i miei piedi in profumatissimi cotechini camminando per diciannove ore in giro per Milano a fare shopping. Sono consapevole di quello che mi aspetta. Sadico e consapevole. Ma felice. Perchè ho accanto i miei amici, perchè so già che sarà una bella esperienza, che ci divertiremo e che - come sempre - sarà qualcosa che mi lascerà ricordi importanti nel cuore. Sono contento perchè so anche che Marica è contenta per me e perchè tutto sommato la gente a cui voglio bene e che mi vuole bene spererà che le cose vadano a finire in un certo modo. In quel modo.

Se così fosse, potrei persino spingermi a comprare regali e regalini per tutti quanti. Tutti a tema nerazzurro. Spendendo quarantottomila euro, ma con un sorriso così sulle labbra. Se così non fosse, però, il massimo che potete aspettarvi da me come pensierino è una cotoletta alla Milanese. Da dividere in otto.

La gente normale organizza viaggi di Laurea per svagarsi. Io vado a Milano a vedere l'Inter. Che non fossi normale lo sapevo, che tendessi alla follia lo sto lucidamente scoprendo solo ora.

Tifate Inter, per il mio bene.
O se proprio non ci riuscite, tifate almeno contro il Siena.

A martedì.

4 maggio 2008

Somme

Tiriamole. Dopo una Laurea lo si fa. Ci sta. Son passati dieci giorni dalla mia seduta ed è il caso di riordinare un po' le idee. Iniziamo con l'immagine qui affianco: si tratta di una sommatoria, ma non chiedetemi ulteriori chiarimenti. Non sono più uno studente universitario quindi non sono in grado di rispondere a domande di qualunque tipo. L'ho messa qui soltanto perchè pensavo facesse ridere il parallelo tra l'immagine e il titolo del post. Sbagliavo, mi sa.

Sono un dottore, dunque. Ma non di quelli che fanno le ricette, purtroppo. Per prescrivermi il Giorno e Notte dovrò dunque ancora rivolgermi a qualcun altro. Mi serve il giorno e notte perchè sono esattamente dieci giorni che qui a casa mia si mangia come se fosse l'Oktoberfest. Ma a Maggio. Una ripetizione continuativa ed ininterrotta di torte, confetti, pranzoni, antipasti, crostate, cornetti e compagnia cantante. A occhio mi son costati qualche chilo. Ma in fondo l'importante è essere entrato nei jeans il giorno della Laurea. Per quanto mi riguarda continuerò a guardarli da lontano, sorridendo, pensando a quanta fatica ho fatto per riuscire ad entrarci. E nel frattempo mi infilo la mia tutona taglia 62.

E' tutta finta pretattica. In realtà il giorno della mia festa di Laurea ben nove e sottolineo nove (nove, qualora non si fosse capito che nove persone me l'hanno detto) persone mi hanno fatto notare che son dimagrito. Dimagrito. Io. Che porto una 58 che se impegno arriva a 56. Cosa cazzo avessero bevuto, francamente, non lo so. Ma ne sono felice.

E' un periodo di cambiamenti, dunque. Sono dottore, ma sono anche disoccupato. In attesa di un probabile contratto (di 7 mesi) con il Dipartimento in cui continuerò a lavorare con finta competenza sul progetto della mia Tesi. Dottore disoccupato, quindi, ma neanche per molto. Tecnicamente da domani inizio a lavorare. E' curioso. Domani pomeriggio riprenderò a fare le stesse cose che facevo dieci o venti giorni fa. Allora quando mi chiedevano cosa stessi facendo rispondevo "sto studiando". Ora non posso più. Ora "sto lavorando". Con la differenza che verrò anche pagato, quindi sarebbe il caso che questa finta competenza almeno verso il quarto quinto mese diventi vera. O almeno sufficientemente finta da sembrare vera

Ho riempito questi giorni libero provando a riprendere a fare sport. Il 25 aprile l'amico Antonio mi ha convinto a tornare sul campo da calcio, nonostante nè mi sentissi pronto nè tutto sommato ne avessi così voglia. Ma c'era Stu. Dovevo. Dovevo fare quella clamorosa figura di merda che poi ho fatto: mi sono piazzato come un enorme baobab verso il centrocampo dispensando passaggi illuminanti ai miei compagni finchè ne ho avuto voglia. A mio favore ci sarebbe anche una bella doppietta, non male tenendo conto che non toccavo un pallone da calcio da oltre due anni, ma a mio sfavore c'è il fatto che in 2 ore avrò percorso si e no quattro metri (contando anche due scatti a velocità lumaca) e che ho evitato come la morte contatti di ogni tipo verso il mio amato ginocchio. Che non mi ha fatto male, c'è da dirlo. Ma psicologicamente c'è ancora tanto da fare.

Grazie a tutti per la bellissima festa di Laurea, infine.
Sono stato felice per una sera di poter avere attorno a me tutte le persone (o comunque quasi tutte) a cui tengo. Anche se tutto sommato con qualcuno non avevamo poi così tanto da dirci, è stato bello rivedere gente che non vedevo da molto - come i miei compagni di scuola - e gente che continuo ad avere tra le palle ogni venti minuti ma a cui in fondo voglio bene. Mi sono accorto di avere un gran bel gruppo di amici. Grazie a tutti.
Grazie anche dei regali: l'iPhone è ormai oggetto di culto e status-symbol. Non mi stupirei se qualcuno mi venisse ad ammazzare pur di fregarselo. La TV LCD fa bella mostra da un paio di giorni in cucina. La maglia crociata dell'Inter, infine, non l'ho ancora usata. Per un motivo semplice.

Perchè poi c'è l'auto-regalo.
Oggi abbiamo perso il derby 2-1. Era scritto nelle stelle. Ne avevamo vinti tre di fila e avevamo mille giocatori fuori. Ci sta. Ci sta soprattutto perchè come auto-regalo ho comprato i biglietti per Inter-Siena, settimana prossima. Primo Anello Arancio, settore 120.
Praticamente dentro il campo. Abbastanza vicino per entrare in campo e abbracciare Materazzi in caso di vittoria, ma anche per tirare fuori dallo zaino un fucile e ammazzare tutti, ad uno ad uno, qualora non dovessero vincere.

Domenica 11 maggio sarà un pomeriggio molto lungo. E ci sarà di mezzo una piazza. Piazza Duomo per festeggiare oppure Piazzale Loreto per far fare la fine di Mussolini a quei 20 imbecilli che continuo imperterrito a tifare.
Comunque vada, avrete mie notizie.

Pubblicità:
Marica ha aperto un blog. Ma non un blog imbecille come questo, un blog di quelli seri. Non ci scrive cazzate, a differenza mia. Dentro ci sono disegni, poesie e video. Secondo il mio parere assolutamente disinteressato è un blog meraviglioso. Sono certo che nei prossimi cinque secondi cliccherete su questo link. E che subito dopo sarete d'accordo con me.


http://liberaessenza.blogspot.com

22 aprile 2008

Menouno

Ok, mi laureo. Lo sapete, non è manco il caso di ribadirlo. Lo dicono qui, e se lo dicono sul sito ufficiale dell'Università allora e il caso di crederci.

A occhio e croce tra esattamente 24 ore sarò seduto davanti ad alcuni di voi a parlare dei fatti miei, mostrando finta competenza su qualcosa che voi probabilmente non capirete e di cui tutto sommato, in fondo in fondo, non ve ne sbatte un beneamato niente. Ma sarete felice di esserci.

Sarete felici di vedermi incravattato (ma senza cravatta, altrimenti rischio di non sembrare un fesso) , stretto in un gins di un po' di taglie più piccolo, comprato col proposito di perdere 2 taglie in 2 giorni e che probabilmente non mi permetterà di respirare per almeno 12 ore. Farò le prove di apnea, altrimenti potrebbe esplodermi il cervello verso la quarta-quinta slide.

Per non parlare dell'abito. Silvio Berlusconi in versione Dipartimento di Informatica. Blu su Blu, come nella migliore tradizione dei ragazzi del Popolo della Libertà. Informatico delle Libertà, mi chiamerò così, perchè è una definizione che mi piace anche se non significa veramente niente di niente. Esattamente come "Popolo delle Libertà". E se Berlusconi con quel nome ha vinto le elezioni io posso tranquillamente prendere 110 e lode. Ma in scioltezza.

Anche la tesi è Blu. Blu scuro. Rosso mi faceva schifo. Non so se ne esistano altri colori, per cui Blu va bene. Ho cambiato il carattere, passando da un dorato versione bigiotteria della triennale a un più sobrio argentato. Che poi, sobrio un par di palle, se faccio battere il sole sulla mia tesi color argento la gente dovrà stare in aula con gli occhiali da sole, tanto è forte lo sbrilluccichio.
Sbrilluccichio. Che cazzo di parola è ?

Tralaltro nel far rilegare la tesi ho aggiunto dentro l'album dei calciatori del 1989. Non c'entrava niente, volevo giusto fare peso. E non stupitevi se tra il capitolo 3 e il capitolo 4 vi ritrovate davanti alla rosa del Pescara. E' voluto.

Così come è voluto lo scandaloso spolverino che mi metterò domani. Voluto non da me, ovviamente. Continuano a dirmi che sto bene. E io sono pure d'accordo. Se stessimo facendo i provini per Derrick non starei bene, starei benissimo. Ma non siamo a Derrick, purtroppo per me. Speriamo di fare una figura decente. Oppure in alternativa speriamo in una grandinata che mi costringa a mettere la felpa della Nike sopra la giacca. Così almeno mi sento a mio agio.

Può bastare. E' ora di ripetere la presentazione, che vi inserisco qui di seguito in assoluta anteprima mondiale (escluso per Davide, Marica e i miei amici laureandi) , così domani potrete far finta di seguirmi mentre parlo dei fatti miei.

Ricapitolando: Ho una tesi, ho un vestito, ho uno spolverino meraviglioso. Ho una fidanzata, dei parenti, dei genitori e una sorella al seguito. Ho anche un regalo e una cena prenotata. Mancano solo gli amici. Quelli portateli voi. Ci siamo, tra ventiquattr'ore sarò dottore.

Non vedo l'ora di poter fare le prime ricette.

16 aprile 2008

E tesi fu

Torno ad aggiornare il blog dopo due mesi e mezzo. Ma non mi è successo niente, sto bene. Direi benissimo, per una volta. E nel frattempo mi gratto, perchè non si sa mai. E perchè comunque mi conosco.
Torno ad aggiornare il blog, dicevo, e lo faccio perchè questo blog risponde ai principi basilari del buon senso. Magari non quelli del buon gusto, della grammatica, della lingua italiana, ma a quelli del buon senso si. Almeno quelli.

Quando non avevo niente da fare aggiornavo il blog ogni mese, come potevate pretendere che in due mesi di studio folle e pazzoide, in sessanta giorni di rincoglionimento più totale trovassi persino il tempo di scrivere puttanate (puttanate molto belle, ovviamente) su questo blog ?

Non lamentatevi dunque, ed apprezzate, esultando con infinita gioia, il parto di questo post. Esultate perchè ho terminato di scrivere la tesi, duecentoventinove pagine (229 , anche se a cifre fa meno effetto) in cui parlo di sistemi di raccomandazione, di disambiguazione semantica, di folksonomie, di web 2.0 e di k-cross fold validation, sebbene tuttora non abbia la minima idea di cosa cazzo significhi ciascuno di questi termini. L'unica cosa scritta con cognizione sono i titoli dei capitoli e i ringraziamenti, il resto è tutto un turbinio di avverbi: eventualmente, sostanzialmente, particolarmente, approfonditamente, aggiungendo qua e là delle parole scelte a caso per il puro gusto di dare senso compiuto alla mia tesi.

Si scherza. Non voglio banalizzare. Uso troppi avverbi, è vero, ma mi sono fatto un mazzo così, potete crederci. Perchè ho alternato giorni (quelli dispari) in cui impazzivo per la riabilitazione del ginocchio a quelli pari in cui impazzivo cercando di dialogare col Java, cercando un punto d'incontro tra la mia lingua (che parlo solo io) e la sua (il Java, appunto) , con risultati a volte esaltanti, a volte penosi, altre volte ancora penosi, e altri infine in cui erano penosi.
Ma alla fine è funzionato tutto, è funzionato anche bene.

Così bene che sulle mie idee geniali potrebbero decidere di scrivere un paper. Una pubblicazione. Da presentare in giro. Per conferenze, principalmente, ma io proporrei anche Fiere, Feste Patronali e Compleanni d Bambini. Giusto per estendere gli uditori. Ma mi auguro che la rifiutino, la rifiutino dappertutto. Compresa la Festa dell'Unità di Reggio Emilia, perchè l'idea che qualcuno possa parlare di qualcosa che è uscito dalla mia testa, ma che soprattutto qualcun'altro possa pensare che queste sono delle buone idee è totalmente fuori dal mondo. Irrazionale, diciamo. Più di uno scudetto all'Inter.

Io scrivo (e penso, quando ci riesco) solo puttanate. Non posso avere buone idee, non posso essere serio. Figuriamoci se possiamo far uscire il mio nome in un paper. Ma meglio non fare troppi passi in avanti, per ora ho una tesi. E mi godo questa. Ho anche una presentazione, che domani andrò a mostrare al mio relatore. Ho anche una data della seduta. In teoria ancora no, ma dovrebbe essere il 22 o il 23 aprile, aspettiamo solo l'ufficialità.

Insomma, ci siamo.
E' tutto pronto.
In teoria no, visto che dovrei ancora decidere dove festeggiare, decidere come e con chi farlo, perdere ancora 15 chili, e un migliaio di altre cose. ma per quello c'è tempo.
Ho scritto 230 pagine di tesi, vuoi che non riesca a perdere 15 chili in sei giorni? Troppo ottimista?

Probabile, ma quando torno a scrivere puttanate in cui non crede nessuno mi sento meglio.
Basta serietà. Esclusi i quindici minuti di presentazione Powerpoint.

31 gennaio 2008

E tesi sia

Sono molto deluso. Sono due giorni che visito il mio blog e mi rendo conto che è dal vecchio anno che l'autore non ci scrive dentro nulla. Buttiamoci dentro qualche riga, così contemporaneamente mi metto a posto con la coscienza (e vado a letto 40 minuti più tardi) e strappo un sorriso a tutti i visitatori. Cioè a me e basta.
Sono in un periodo abbastanza impegnato, dicevo. Ho due scelte davanti: o vado fuoricorso col Blog o ci vado con la Laurea. Tenendo conto che questo blog non mi costa circa 800 euro all'anno di mantenimento (almeno per ora), a malincuore preferisco investire le mie energie e il mio tempo nell'organizzazione della Tesi.

Tesi, si. Perchè, che si sappia, nel 2008 mi laureerò di nuovo. Per scaramanzia non diciamo il mese, diciamo che sarà collocato ad occhio tra Marzo e Maggio, più o meno al centro. Con 1 esame ancora da sostenere e, soprattutto, con solo 2 mesi davanti è giunto il momento di iniziare a lavorarci sopra. Seriamente, per una volta.

Argomento: Sistemi di Raccomandazione. Per tutti i profani, un sistema di raccomandazione è sostanzialmente un oggetto che raccoglie delle informazioni su utente, e, sulla base di queste informazioni, attraverso complicatissimi meccanismi di ragionamento è in grado di consigliare qualcosa che potrebbe interessargli.

Esempio: Ho comprato per 15 volte da eBay dei calzini Blu. Un sistema di raccomandazione può dirmi: "Ciao, sono un sistema di raccomandazione. Guarda, dopo attente analisi e un avanzatissimo algoritmo di apprendimento, sulla base dei miei ragionamento ti consiglierei di comprare..mmm..si,dei calzini. Probabilmente di colore blu. Ma questo in fondo è un consiglio. Dopotutto fai che ti pare."

Ecco i sistemi di raccomandazione. Se volete saperne di più, a cavallo tra Marzo e Maggio sarò a parlare di questo davanti ad una folla urlante che si strappa capelli, lancia salatini e confetti rossi, agita bomboniere, si lancia su buffet e ovviamente - manco a dirlo - piange. Piange mentre io faccio il cretino, perchè ormai questa è una cosa scontata.

Ma la tesi non è l'unica cosa che richiede attenzioni negli ultimi tempi. Esatto, sto parlando del ginocchio. Ogni post del mio blog deve contenere la parola ginocchio almeno 6 volte. Su Google se uno scrive ginocchio vengo prima io del sito del Policnico. Il bollettino medico dice che il ginocchio si sta lentamente riprendendo. La meccanicità del movimento è stata recuperata, ora resta da recuperare (e hai detto niente) circa 12 chili di massa muscolare che ho perso. E questo a occhio e croce mi riempirà ancora i prossimi 2 mesi. Dall'intervento ne sono passati 2, siamo a metà strada.

In compenso ormai svolazzo come un maratoneta sul tappeto per BEN 4 MINUTI. Mantenendomi con le mani. Un trionfo. Ormai sta cosa delle mani è diventata na piaga. Mi sento tipo i bambini che vanno in bici con le rotelle, che fin quando non arriva l'imbecille che te le smonta (a tradimento), ti spinge e ti lancia a morire, non le lasceresti mai. Per me è esattamente così. Ma a differenza di quando andavo in bici stavolta potrei incazzarmi.

Chiudo col pensierino della buonanotte.
Sabato ero a Foggia a seguire la mia squadra in trasferta. A metà partita è venuta a vedere la partita una bambina di circa 5 anni, sorella di un mio compagno, con insieme un peluche di cagnolino. Dopo qualche attimo l'ha seduto accanto a lei a vedere la partita. Terminata la gara, faceva freddo, e prima di uscire ha preso il peluche dalla sedia e l'ha coperto con un lenzuolino per non fargli prendere freddo.

Quella scena mi ha aperto il cuore, non so perchè. Non sono il tipo che si attacca a ste cose, ma la scena di quella bambina mi è rimasta impressa per giorni. Ne ho parlato anche con Marica, e sono arrivato alla conclusione che invidiavo quella bambina. Invidiavo il suo vivere in un mondo tutto suo, il suo poter dare importanza a queste piccole cose. Invidiavo soprattutto la sua spensieratezza. Ecco, probabilmente da un po' di mesi a questa parte è quella che mi manca.

In fondo ho anch'io un cuore.

31 dicembre 2007

Duemila e Sette

Ore 17.30 del 31 dicembre. Eccomi qui a scrivere il post più banale della storia: le considerazioni finali sull'anno appena trascorso, mentre dal soggiorno arrivano e si mescolano i sapori più impensabili in vista dell'esplosione di calorie che tradizionalmente caratterizza la tradizionale cena di San Silvestro che per tradizione è sempre il 31.

Nessuno sentiva francamente necessità di questo post ma ho bisogno fisico di riempire le ore che mi dividono dal cenone facendo qualcosa di culturalmente impegnato e che mi tenga la mente (e il corpo) lontana dalla cucina e dalla mia consueta abitudine di mangiare a intervalli regolari di 10 minuti tutto quello che mia madre ha appena finito di preparare. Qualunque cosa sia. Col risultato di arrivare alla cena già sazio ma soprattutto con lo stomaco sottosopra dopo gli assaggi di lenticchie, pizze rustiche, creme al cioccolato, salsicce, pandori e focacce. In ordine sparso.

Prima o poi inizierò l'anno nuovo con l'acetone, già lo so. Ma tiriamo ste somme, quindi: è una cosa che non mi è mai piaciuta, un po' perchè in fondo ho sempre preferito guardarmi avanti, piuttosto che indietro, un po' perchè all'aritmetica ho sempre preferito cose un po' più complicate tipo i sistemi di equazioni, lo studio di funzioni, e riempire i post del mio blog con stronzate che non fanno ridere. Tipo questa qui.

Cosa ricordare del 2007? Un anno aperto col ricovero di mio padre e chiuso con il mio ricovero. Il primo pensiero va alla rottura del ginocchio, al ricovero, all'intervento, al crociato nuovo e alla riabilitazione. Ma il mio 2007 non è stato solo questo, non mi è poi andata così male. Il 2007 è stato l'anno del mio esordio in Serie D, l'anno delle finali a Brindisi e Lecce con la mia squadra, l'anno in cui mia sorella ha sostenuto gli esami di maturità, l'anno del compleanno con Davide e Antonio, l'anno in cui finalmente Marica ha potuto vedere la Sardegna, l'anno della nostra prima vacanza insieme, l'anno della macchina nuova e - soprattutto - l'anno del mio contratto di 8 mesi con l'Università, dei miei primi soldini guadagnati e l'anno in cui ho dato lo strappo decisivo verso la Laurea e l'anno in cui ho collaborato all'organizzazione della conferenza Swap.

Un anno in chiaroscuro, dunque: più chiaro che scuro, probabilmente, ma con uno scuro così intenso che in alcuni momenti ha reso tanto tanto difficile riuscire persino a intravedere dei pezzettini di chiaro qua e là. E' proprio per questo che non ho tantissime pretese per il 2008. Potrei chiedere soldi, donne (ma anche no :P), successo e un maglioncino di Dolce e Gabbana, ma mi fermo molto prima, accontentandomi delle cose semplici. All'anno nuovo chiedo semplicemente due cose: Salute e Serenità. Perchè molto spesso, con la solita retorica, sono le cose che tutti chiedono, ma quando della salute hai davvero bisogno, ti rendi conto che senza queste due cose non riesci a goderti proprio nulla.

Salute e Serenità, quindi. Magari condite anche da un po' di pizze rustiche e di panettone ripieno, da mangiare in quantità tale da non rendersi conto della presenza di Lucio Dalla in piazza. Ma tanto alla fine sarò anch'io lì, a canticchiare Attenti al Lupo come un cretino e a farmi innaffiare di spumante da gente che non conosco. Ma, in fondo, se penso che fino a 10 giorni fa ero a malapena in piedi con le stampelle, potete anche innaffiarmi di zampone e lenticchie, chissenefrega. Non troppo però.

Buon 2008 a tutti, dunque.
E che Silvestro ce la mandi buona.

13 dicembre 2007

Punto. Anzi, Punti.

Due anni fa, più o meno a quest'ora, ripetevo all'infinito una presentazione. Dodici ore dopo avrei festeggiato la mia Laurea in Informatica sotto lo sguardo dei miei amici più cari e di tutta la mia famiglia. A due anni di distanza mi trovo, sempre questa sera, a ripetere all'inifinito degli esercizi di isometria cercando, domani, di strappare un sorriso al fisioterapista che mi guarda benevolo mentre crepo cercando di far tornare la mia gamba come era prima.

Cambiano i tempi, i modi, i contesti, ma il risultano purtroppo no: ho sempre dei gran cazzi per la testa. In ogni modo, basta lamentarsi: torno ad aggiornare questo blog dopo due settimane dall'intervento, sufficienti per metabolizzare il tutto e cercare di riprendere una vita normale.

Il mio legamento - tecnicamente - adesso è a posto. Io pure, in linea di massima, tenendo conto che ho ancora una quindicina di punti impiantati qua e là nella gamba. Per ora tutto procede come previsto, almeno stavolta, a differenza del Miulli, cerco di non distinguermi. Lì gli altri operati di mercoledì il giovedì furono già dimessi. Io - affezionato al posto - decisi di trattenermi nel comodo letto di Acquaviva fino al Sabato, assalito da febbre, vomito e sintomi post-operatori che non avevano nessuna intenzione di lasciarmi.

L'intervento è un'esperienza. Ve lo consiglio. Ma forse no. Molto sinteticamente: ti schiaffano una siringa nella schiena che rapidamente ti anestetizza tutta la parte bassa del corpo. Ti inseriscono in artoscopia le telecamere del Grande Fratello dentro il ginocchio e - dopo le nomination - decidono qual'è il legamento migliore della settimana e quale invece deve lasciare la casa (pardon, il ginocchio). A seguire il Marco Liorni di turno urlando "bisturi" decide di aprirti in un punto a caso, di trapanarti una tibia, di prelevarti un tendine, di inserirtelo al posto del vecchio legamento, di fissarti il tutto con delle viti (dopo aver ovviamente urlato "martello" e "vite n°9", uno scenario da Box Ferrari) e di suturare infine a piacere.

Piacere. E' proprio questa la sensazione che l'operato vive nelle ore successive. Il tempo che termini l'effetto della anestesia. A quel punto iniziano i cazzi. I più grossi mai visti in vita mia, per quanto mi riguarda. Il dolore della tibia trapanata non lo auguro a nessuno. Ti senti Zidane nella gamba che continua a darti testate. Solo che lui è dentro e non può uscire. Poi a un certo punto appare il signor Pappagallo, tuo compagno di bisogni per almeno due giorni. Ora, già l'idea di fare pipì dentro un contenitore non mi faceva impazzire, figuriamoci farla con gente accanto, con una gamba bloccata immobile e soprattutto da seduto. A seguire, tanto per rimanere in allegria, una delle peggiori notti della mia vita. Febbre, vomito, mal di schiena, 24 ore nella stessa posizione, una flebo attaccata al braccio e - ultimo ma non meno importante - dolori inimmaginabili alla gamba. Per fortuna i calmanti e gli antidolorifici hanno fatto il loro effetto, e il giorno dopo ho ripreso finalmente a camminare.

Ora è tutto finito. Quasi. Da ieri cammino con solo una stampella. I miei continuano a ripetermi che durante la convalescenza sembro mio nonno. Non so se per la tenacia con cui affronto il tutto o per la mia andatura da ottantenne con cui mi muovo per la casa.

Grazie a Massimo, Stu e Simona per la visita, Grazie a Davide e Antonio per la compagnia Continua via sms, Grazie a Roberto e Vincenzo per le tante telefonate, Grazie a Lucio, Tencar, Pippo, Aldo, i miei ex-compagni di classe, alcuni dei miei compagni di squadra e a tutti quelli che si sono interessati a me. Grazie a chi si è ricordato di me tramite questo blog e a chi è riuscito a strapparmi un sorriso tramite qualche mail. E grazie ovviamente alla mia famiglia e a Marica, che mi sono stati vicini in tutto questo periodo. Grazie, a tutti non lo dimenticherò.

Da una settimana ho iniziato il lunghissimo tunnel della fisioterapia. I punti tirano, non posso sforzarmi più di tanto, ma la gamba si piega a 90° e io sto riprendendo a poco a poco la mia autonomia. Settimana dovrei togliere i punti, le stampelle e finalmente riprendere anche a guidare. In fondo sono abbastanza felice. Se mi guardo indietro e penso quello che ho vissuto mi rendo conto che - forse - il peggio è passato.

Il solo fatto di non dover usare il pappagallo - alla fine - per me è sufficiente.

27 novembre 2007

Tempo Scaduto

Sul filo di lana riesco persino ad aggiornare il blog. Due aggiornamenti in un mese, chi l'avrebbe mai detto. E' accaduto solo per eventi straordinari, e questo - in qualche modo - lo è.

Tra due ore, probabilmente qualcosa meno, mi ricovererò. Domattina mi opero. Di tutto ciò che verrà dopo non ho invece minimamente idea. E' paradossale. Sono abituato a programmare in modo preciso la mia vita, le mie attività, i miei obiettivi e le mie prospettive. E' paradossale perchè - probabilmente per la prima volta - non ho idea di ciò che mi riserverà il futuro.

Potrei iniziare una lista lunghissima di interrogativi. Mi riprenderò? Sentirò dolore? Soffrirò? Quanto sarà pesante la riabilitazione? Riprenderò a giocare a basket? E dove? Riuscirò ad essere presente alla Conferenza di Dicembre? Riuscirò a laurearmi ad Aprile? Quante delle persone a cui voglio bene creerò problemi? Chi dei miei amici sentirò vicino? Da chi riceverò meno affetto di quello che immagino? Chi invece mi sorprenderà mostrandosi vicino a me?

Potrei continuare a lungo, ma la verità è esattamente quella. Fino ad ora abbiamo giochicchiato con visite, post simpatici, radiografie e puttanate di vario tipo. Da domani si inizia sul serio, è da domani che inizia il difficile. Io per primo proverò a scoprire un Cataldo che neppure conosco, perchè le difficoltà - quelle vere - sono esattamente queste qui. Una puntura sul fianco, due ore su un lettino vestito di verde, e poi si parte con tutto l'ambaradan.

C'è un grosso punto interrogativo davanti a me, che mi nasconde tutto quello che mi aspetta dopo. Mi auguro di riuscire a demolirlo. Pezzo dopo pezzo nei sei mesi che mi separano dalla fine della riabilitazione. Da solo o con l'aiuto di qualcuno, ce la farò. Forse.

Vado.

22 novembre 2007

Matto e Disperatissimo

Non io, almeno per ora. Saranno tre giorni che provo ad aggiornare questo blog, ma oramai non è cosa. Totalmente sepolto dagli impegni pre-ricovero mi trovo costretto a scrivere due righe a cavallo tra il lavaggio dei pigiami e l'ingresso della pasta del mio stomaco.

Troppi impegni, è inutile. Non bastavano 2 esami verbalizzati lo stesso giorno. Quello riescono a farlo tutti. Più o meno. Uno stress pazzesco, per evitare che si accavallassero con l'intervento. Ora sono a -1 dalla Laurea, ma il problema sarà incastrare quell "uno" in mezzo a riabilitazioni e bestemmie varie che allieteranno la mia colorata vita nei prossimi mesi.

Giovedì scorso ho fatto il prericovero. Pensavo mi trovassero la glicemia a 200, invece almeno sotto quell'aspetto siamo a posto. Già sono un rottame, ci mancava pure quello. E' un concetto splendido il prericovero: entri in un ambiente con degli stanzini numerati. Da 1 a 6, con la differenza che dietro ste porte, a turno, ci trovi cardiologo, anestesista, infermiere, marmista, notaio per il testamento e il pupazzo del McDonald. Si prende il bigliettino come nella più classica delle macellerie e poi ci si lancia in una splendida Via Crucis. Ti tirano il sangue, poi ti fanno l'elettrocardiogramma e infine ti tengono seduto due ore a vedere Uomini e Donne. Per sedarti. Così quando ti apriranno il ginocchio ti renderai conto che in fondo a te non è andata così male. Al mondo c'è di peggio.

Sto provando a studiare, a incastarci le prime attività per la tesi, ma non è facile perchè essendo un genio ho ben deciso di organizzare un update generale del computer (case - regalato da Davide, scheda video e RAM) che mi sta tenendo offline fin troppo tempo. Così organizzate, le mie giornate prevedevano la bellezza di 10 minuti liberi, per cui ho deciso di riempirli organizzando la Festa di Laurea di un mio amico, con relativi rincoglionimenti per recuperare soldi da gente che non vedevi da anni e che fa il missionario in Congo. E che ovviamente non si fa sentire manco se la spari.

Oggi compleanno di Roberto, Domani festa di Laurea, Sabato seguirò la squadra nell'ultima trasferta che potrò seguire. Domenica e Lunedì gli ultimi preparativi e Martedì ricovero. In mezzo incastriamoci un po' di studio a piacere, qualche secondo passato con Marica e qualche serie Tv che non fa mai male. Non potevo immaginare degli ultimi giorni più rilassanti.

Ma per fortuna tra 5 giorni finisce tutto.
O inizia, dipende dai punti di vista.

18 ottobre 2007

Fine della corsa

Questo blog è ormai una succursale autorizzata di Medicina 33. Non passano dieci minuti senza che riesca a fare a meno di non parlare del mio ginocchio. A Maggio, a Giugno, a Luglio, a Settembre. Non passa un mese senza che aggiorni il mondo sulla situazione delle mie articolazioni. Questa volta però, forse, faccio persino bene a farlo. Tutte le tappe di questa storia sono state chirurgicamente (e la parola non è casuale) scandite dai post di questo blog che una volta era molto bello e che si è progressivamente colorato con le tinte della nona stazione della via Crucis.

Brevemente: Il mio ginocchio non ha retto. Non reggeva tanto manco prima, c'è stata la classica spintarella che mi ha fatto caricare male il peso sulla gambe e tutto il castello di carte che avevo laboriosamente costruito in questi mesi ha improvvisamente ceduto. E insieme a lui il mio ginocchio. Oggi, otto giorni dopo, sono andato ad Acquaviva dal mio ortopedico (ormai parlerei di "ortopedico di fiducia") che molto rapidamente mi ha fatto capire che sto ginocchio è da operare. La piccola lesione al crociato dopo la nuova botta è ora diventata probabilmente una media lesione, per cui non è il caso di aspettare che si rompa del tutto. Sempre che già non lo sia. Mi apriranno e ricostruiranno, come se fossi una splendida costruzione Lego.

Stato d'animo attuale: Sollievo. Sorpresi? Io no. Sto tira e molla di questi mesi mi aveva totalmente rotto le palle, forse dal blog si è percepito. Osteopata, Fisioterapista, Ospedale, Manovre, Esercizi, Potenziamento, Dimagrimento, su e giù da una sedia per rinforzare il quadriciipte ogni giorno per un mese.. e poi punto e daccapo, visto che il ginocchio, nonostante stessi giocando e avessi fatto veramente tantissimi sforzi impegnandomi da morire, continuavo a non sentirlo bene. Dentro di me è stata una sofferenza, ora posso dirlo. Mettiamoci una croce sopra, tiriamo una riga, azzeriamo e ripartiamo. Tra un mesetto circa, forse meno, mi ricostruirò il crociato.

Probabilmente dentro di me, a mente fredda, ci sarà il rammarico di dover mollare quella Serie D sospirata e raggiunta finalmente dopo anni, quella serie D che ho solo avuto modo di sfiorare e ora devo già lasciare. E' troppo presto per fare congetture, è presto per pensare al futuro, al basket, al se, quando e dove tornerò. A breve termine ho soltanto voglia di togliermi definitivamente dalla testa sto pensiero che ha rovinato metà del mio 2007. Non manca tantissimo, per fortuna.

Spero solo che non intralci con la mia prossima futura laurea. Mi mancano due esami, che devo riuscire sapientemente ad incastrare a Novembre prima dell'intervento. E poi la tesi. A tal proposito ho ripreso a programmare in Java dopo oltre due anni. Con risultati finora più che discreti tenendo conto dell'astinenza. Dopotutto quando qualcosa la sai fare discretamente bene anche un po' di tempo senza attività non è una tragedia.

Ricordatemelo tra sei mesi, quando forse chiederò di nuovo al mio crociato di tornare sul parquet.

29 settembre 2007

Parkè Parkè

Il 26 maggio ero qui, su questo Blog, a parlare di spareggi, di Manfredonia, di partite, di trasferte a Lecce e di finali vinte. Quella sera però qualcosa non andò come doveva, e non ci fu più alcuna trasferta a Lecce, nessuno spareggio e nessuna promozione in Serie D. Quattro mesi dopo sono ancora qui, su questo Blog, cercando idealmente di chiudere finalmente un cerchio aperto quattro mesi fa.

La Serie D è arrivata dopo, a fine Luglio, dalla porta di servizio dei ripescaggi, e in quella squadra oggi ci sono anche io. Non so neppure io dove riesco a trovare ogni volta la forza di rialzarmi, cancellare tutto e ricominciare daccapo dopo i tantissimi infortuni di questi anni. Ma ci sono anche io. Stavolta avevo visto davvero vicina la possibilità di non mettere più piede sul parquet e di non giocarci davvero più, a basket, ma per fortuna ciò che pareva rotto in realtà rotto non era e quella piccola speranza di poter tornare sul parquet è diventata via via sempre più grande.

Ancora oggi sto facendo riabilitazione e potenziamento, ho ripreso ad allenarmi con gli altri da solo 10 giorni, ma per assenza e indisponibilità dovrò tornare nella mischia già da oggi. Quattro mesi dopo, sullo stesso parquet dell'infortunio, per l'esordio in Serie D. Quella serie D che - io personalmente - avevo sempre visto come obiettivo della mia "carriera" (se la vogliamo chiamare tale) ora è finalmente lì, a solo 2 ore di distanza, e a me tutto questo non mi pare quasi vero.

Dal ritiro alla serie D, in quattro mesi. Quattro mesi passati tra ortopedici, fisioterapisti, palestre, osteopata, risonanze, radiografie e ospedali. Quattro mesi che mi hanno restituito anche dieci chili più magro. La forza della paura, decisiva anche nelle diete. Non sto ancora benissimo, ho abbastanza paura dei contatti, non ho ancora il ritmo partita ed evito movimenti pericolosi dove potrei farmi male, ma ci sono.

Non ho voglia di dimostrare niente, in squadra abbiamo fior di giocatori che possono risolverci la partita in ogni momento. Per me basta esserci e dare il mio contributo. Sarebbe già tanto, visto quello che ho passato. Il borsone è pronto, tra 90 minuti si gioca. E' ora di andare.

Ore 18.00 - Nuova Pallacanestro Corato vs. Basket Barletta, il mio esordio in serie D.
Tifate per noi.
O almeno per me, me lo merito.

31 agosto 2007

Accorato, a Corato

Se il calendario non inganna, sono tornato a Corato il 5 agosto. Oggi è 31 agosto. Ventisei giorno dopo torno a riaggiornare il Blog. Avrei potuto farlo il 7, il 21, il 15 o il 37. Anzi no, il 37 no perchè di 38 giorni c'è solo Settembre. Lo faccio oggi perchè sennò altrimenti è brutto un intero mese senza post, e tralaltro tuttora mi chiedo cosa la gente ci venga a fare qui.
E allora vediamo di scrivere qualcosa, aggiungendo anche questo mese una perla a questa galleria di letteratura.

Sono sempre stato un tipo tradizionalista, io. Nessuno si azzardi a spostare il mio compleanno dall'8 ottobre. Ci tengo. Così come ci tengo che il Mercoledì segua sistematicamente il Martedì e che Pasqua sia sempre di Domenica. Sono tradizioni. Anche Natale: o il 25 dicembre o niente. E allora anche questo blog deve avere un aggiornamento al mese. Non uno di più, non uno di meno.

Questa mia tendenza alla tradizionalità e alla tradizionalizzazione delle tradizionali tradizioni che si tradizionano con tradizione ogni tradizionale anno pieno di tradizioni si è vericato anche quest'anno. Tradizionalmente. Guarda caso. Ritorno a Corato, una decina di giorni sistematica di svacco più totale, pranzone di Ferragosto, il mitico intrattenimento di San Cataldo, il panino di San Cataldo, un giorno di male (se proprio è necessario), ripresa degli allenamenti e infine la ripresa dello Studio.

Tutto come tradizione, anche quest'anno neanche tanta. Il pranzone di Ferragosto tanto pranzone non è stato, visto che sto fingendo una dieta (-9 chili da Giugno), il Panino di San Cataldo non c'è stato per via di quel cretino di Davide che ha partorito il bambino che aveva nella pancia (-91 chili da avant'ieri) che con la scusa della dieta, delle infezioni esantematiche, della peste, della sesta malattia e delle porchette prodotte in Cina condite col piombo si è tirato fuori dal rituale del Panino. Conseguenza: Anatemi su di lui, il mancato Sacrificio al Dio Camion di San Cataldo gli procurerà infinite sofferenze, come ad esempio quando il pantalone gli andrà largo e non potrà più sfoggiare un doppiomento così.

Piccoli cambiamenti anche sul fronte basket. L'ormai celebre Ginocchio-che-va-per-fatti-suoi mi sta assillando ormai da mesi. Dopo l'infinito giro tra Ospedale, Ortopedico, Primario, Osteopata, Fisioterapista, Lavandaio, Sarto, Fuciliere Assaltatore e Marmista è emerso che "non ho niente, ma forse anche no", cioè che posso riprendere a giocare ma non avrò mai la certezza che da un momento all'altro mi ceda tutto e il legamento crociato decida di svincolarsi dal resto del corpo. Esattamente quello che uno desidera sentire, no? Ma in ogni modo proviamoci. Abbiamo ripreso in palestra, stiamo provando a fare allenamento e ogni giorno sto facendo gli esercizi di potenziamento che mi hanno prescritto. Sono tornato sul parquet sono 100 giorni di inattività. Visto come si era messa a un certo punto è già un grosso risultato. Non ho fretta, voglio riprovare gradualmente tutti i movimenti sperando di poter tornare a giocare una partita. Una di quelle vere. Prima dei 42-43 anni però.

Ah, poi c'è lo studio. Ci sarebbe, diciamo. Ma finora non si studia manco a parlarne. Nessun professore del Dipartimento è disponibile ad incontrarti per fissare un esame manco a pagarlo, per cui i libri rimangono per ora tutti nel dimenticatoio. Come da tradizione occupo il mio tempo agostano a organizzare per l'anno undici di fila il ricco e famoso Fantacalcio Coratino, attività ludica in cui tengo a bada 15 imbecilli che si dilettano infiammando un pomeriggio scannandosi a colpi di Llama, Cascione, Boudiansky e Gargano. L'organizzazione ormai è pronta, l'asta è fissata per domani. E' il giorno più atteso dell'anno, quello più bello, tanto poi il Fantacalcio per noi interisti ma non solo si rivela un ulteriore fonte di sofferenze, incazzature, rosicamenti e cattivo sangue. Ma ci piace. Sadici, masochisti e fessi.

Devo anche mettere online un miliardo di foto di quest'estate. Fasano, Sardegna, Fantacalcio.
Ma per quello c'è settembre. Altrimenti poi che scrivo?

20 luglio 2007

Voce del verbo Sardegnare

Io Sardegno, tu Sardegni, egli Sardegna. Ma forse anche ella, mi sa. In generale tutta la famiglia Musto, mettiamola così. Edizione numero 9 delle vacanze in Sardegna per l'allegro gruppo dei genitori e sorelle del ragazzo alto e splendido: esordio nel lontano 1998 e unico stop forzato nel 2004. Ormai la Sardegna la conosciamo a memoria, diciamo.

Scrivo questo post in mutande, grondande di sudore, stanchissimo, con due occhiaie così e con un miliardo di cose da fare. Consegno al blog un'immagine dall'altissimo contenuto erotico ma altrettanto utile a capire la situazione attuale. Per aumentarne la sensualità potrei anche dire che sono bianco ma veramente bianco perchè di mare non ne ho visto tipo niente, fino ad oggi, ma non è il caso perchè questi quindici giorni in Sardegna mi serviranno a recuperare quello che non ho fatto negli ultimi 350. Forse.

E allora sotto con il mare, il sole, le nuotate, il cibo sardo, le spiagge, i traghetti e i viaggi di notte. Tutti ingredienti delle nostre abituali vacanze sarde, ma con quest'anno un quid in più: Marica. Dopo aver passato gli ultimi 5 anni nel più classico stile-Grande Fratello con la fidanzata che può contattarti solo col cellulare. Sicuramente la lontananza rinforza, ma in questi cinque anni ci eravamo rinforzati anche troppo, per cui basta così.

Motivo scatenante: L'acquistone della C-Max. Si è liberato il tanto agognato posto numero 5, ed è il minimo destinarlo alla persona che da quasi 7 anni mi sopporto in tutta la mia altezza e bellezza. E' il giusto premio per una maestosa sessione d'esami, che si è chiusa questa mattina con il quarto trenta e lode degli ultimi cinque esami: Ambienti 3D Interattivi. Anche stavolta ho condiviso il traguardo con Lucio e Massimo (in rigoroso ordine di età). Ormai facciamo sempre gli esami a tre. I coglioni si dice che vadano sempre a coppia, ma di certo anche noi non scherziamo. Chissà se anche la laurea sarà diviso tre. In ogni modo: Meno tre alla Laurea, ma ufficiosamente è un meno uno.

Per quanto mi riguarda, invece, sono esattamente al meno zero: Tra poco spegnerò ogni pc della casa e darò loro i consueti quindici giorni di relax prima di riprenderli ad utilizzare le consuete 10 ore al giorno. Molta gente mi chiede se abbia intenzione di portarmi il portatile in vacanza. La risposta è: NO. La Sardegna è per me un centro di accoglienza, un luogo di disintossicazione da tutto ciò che di tecnologico può esserci attorno a me. Userò solo il telefonino, ma solo nei casi di estrema necessità ed aerando il locale prima di soggiornarvi. Ci tengo al mio benessere. Mentale.

E' tutto ormai quasi pronto, mia madre si cimenta con ricche pizze rustiche e tra poco mio padre condurrà la consueta prestazione-spettacolo in cui con leggiadria, grazia, sapienza e genialità riesce a far entrare in un cofano minuscolo l'equivalente di bagagli che necessiterebbe di un vagone merci. E' un talento naturale.

Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che il ginocchio sta dando nuovamente interessanti segni di cedimento. Chissà che l'effetto placebo della Sardegna non abbia successo anche su questo. E allora veramente sarebbe un miracolo.

Buone Vacanze a tutti,
A me un po' di più.

11 luglio 2007

Cimmàcs

Un anno di Blog. Molti non lo ricorderanno, probabilmente a ragione, e altrettanto a ragione direi che a dir la verità non lo ricordavo neppure io, ma un anno fa, esattamente tipo a quest'ora, esattamente tipo dove sto seduto ora ma forse anche no nasceva questo blog.

Inizialmente avevo intenzione di scrivere un post celebrativo, perchè un evento di questa portata merita di essere celebrato, ma poi ho cambiato idea e poi l'ho cambiato ancora, col risultato che ora parlerò di qualcosa, poi vediamo se riguarda l'anniversario.

Luglio è un periodo di eventi, mettiamola così. Dopo sette anni e otto mesi di onorata carriera la onorata Ford Focus ci ha lasciati, permutata con una Ford Focus C-Max usata del 2006. Sempre di Ford Focus si tratta, ma non è esattamente la stessa cosa. Non sono mai stato troppo romantico, ma essere in fondo fidanzati con una ragazza che lo è alla fine un po' te lo fa diventare. E' tipo la proprieta transitiva, con la differenza che a me gli uomini non piacciono. Ma forse neanche a lei, chi lo sa.

Lì per lì non ci pensi, pensi al fatto che la marmitta della Focus era quasi totalmente distrutta a puttane e al fatto che il cambio era discretamente andato per fatti suoi. Lucidamente pensi che sia il caso di cambiare macchina, soprattutto tenendo conto che tra tipo poco tempo te ne vai in Sardegna e rimanere abbandonati dalla macchina verso la zona di Arzachena non è esattamente una cosa che si inserisci nei primi 3 posti per i desideri del 2007.

E allora sotto con la macchina nuova: Ford Focus C-Max. Ford perchè ormai è dal 1992 che andiamo avanti con le Ford (Orion, Mondeo, Focus): sono affidabili e non ci hanno mai lasciati col culo per tera. Focus perchè con la vecchia macchina ci siamo trovati più che benissimo. C-Max perchè mi sembra anche giusto che per una volta si tenga conto delle dimensioni fuori norma del figlio maschio (la C sta infatti per Cataldo, il Max per le dimensioni) e ci si renda conto che è il caso di fargli percepire il beneficio di entrare in una macchina potendosi sedere comodamente, senza testare ogni volta curiose configurazioni per decidere come ficcare le gambe nell'abitacolo. Ora la C-Max è più o meno a 200 chilometri da me, i miei sono a Metaponto e io dal 3 luglio l'ho guidata si e no due volte, e una delle due volte è stato tralaltro per andare a prendere mia sorella da scuola subito dopo l'orale della Maturità, orale che avevo preparato con lei facendo nottata (ma nottata vera, zero ore di sonno) e rischiando dunque di spatasciarmi su tutti gli spartitraffico (spartitraffici? spartotraffico? spartotraffici?) della città.

Conta che la Focus un po' ci manca: è stata la macchina della mia Laurea, la prima macchina che ho guidato, la prima in cui ho portato Marica, la prima macchina post-patente, la macchina con cui ho fatto i miei viaggi principali, l'unica che ho portato fuori Corato, la prima macchina con cui ho fatto Caroselli festeggiando l'Inter (!!!!!) e l'Italia in giro per la Città. E potrei continuare a lungo. La Focus è stata la prima mia macchina, punto e basta. E solo per questo un posticino indelebile del mio cuore ce l'avrà sempre. Se lo merita.

E' periodo di eventi, dicevo: Non a caso oggi abbiamo verbalizzato Basi di Dati II. Dopo un anno e tre mesi. QUINDICI MESI per elemosinare un ventisette. Quando in campo scientifico si prendono SETTE PERSONE e le si mettono contemporaneamente a lavorare sullo stesso progetto è tipo per scoprire nuovi genomi o proteine rivoluzionarie, non certo per realizzare una frizzantissima Base di Dati per un ospedale. Scandaloso. Ormai però è andato, guardo il rigo n°8 sul libretto, ricavo un croccante -4 dopo una rapidissima sottrazione (che poi sarebbe qualcosa in meno di -4, ma aspettiamo l'ufficialità) e pensiamo avanti.

Pensiamo tipo a domani, con la casa libera e Davide che viene a pranzare a casa.
Ma di questo parleremo più avanti, forse meriterà un post.

29 giugno 2007

Parole Crociate

Non ho mai creduto troppo nel destino, da sempre. L'idea che la mia imminente vittoria alla Lotteria di Capodanno possa già essere scritta da qualche parte non mi piace. Devo essere io a decidere quando vincere 6 miglioni di euro. E in questo momento non lo voglio, mi sa.
A volte però accadono un po' di cose che ti portano un istante a riformulare dodici-tredici tra le tue convinzioni più profonde e ti obbligano a cambiare la tua scala di valori e di priorità. Corsi e ricorsi storici, mi era già successo nel 2003, mentre correvamo verso Andria dopo la frizzante aritmia che aveva deciso di venire a trovarmi nel bel mezzo di un allenamento. In quel caso la scelta fu piuttosto obbligata. Dimagrire, subito. Persi circa 20 chili in 7-8 mesi, senza dieta, ma facendomi un mazzo così. Da allora non ho più avuto problemi di sorta. E lasciamo stare che poi in 4 anni buona parte di quei chili li abbia ripresi.

Poi si arriva ad oggi, con il classico scenario da Sliding Doors, il momento che ti cambia la vita, una botta al ginocchio nella partita più attesa, la stagione finita con una settimana di anticipo e un mese di calvario per capire cosa fosse successo. Medico, Ortopedico, Risonanza e ancora Ortopedico, un lunghissimo giro per iniziare a capirci qualcosa. In realtà qualcosa lo si era capito: Lacerazione del Legamento Crociato Anteriore, almeno a leggere la risonanza non parevano esserci molti dubbi, dovevo operarmi. Vedevo già con gioia avanti a me 7-8 mesi di calvario tra operazione, riabilitazione e un miliardo di problemi dati alla mia famiglia e a me stesso, Università compresa.

All'improvviso però il viaggio della speranza: Decidiamo di farmi visitare dal primario dell'ospedale di Acquaviva, quello che avrebbe dovuto operarmi. Uno figo, dicono. Mi fa spogliare, mi fa spiegare tutto, mi prende il ginocchio, mi fa tutti i test possibili e immaginabili e conclude dicendo tipo: "Se vuoi prendo l'artoscopio e ti opero, ma secondo me non ha niente". Alla faccia della Risonanza. "E' un interpretazione di un'immagine", dice lui. "E vaffanculo a chi mi ha fatto star male per 10 giorni interpretando qualcosa a cazzo di cane", penso io. Penso ma non dico, mi dimentico di chiedere una marea di cose fondamentali perchè in quel momento tutto lo scenario che ho nella mia testa cambia. Non mi opero più. Sto bene, forse.

Il viaggio di ritorno è pieno di gente che mi chiama sollevata. "Sto bene", dico, ma poi però riprendo a pensare a quant'è strana la vita. Il discorso delle "Sliding Doors" è proprio vero: E se mi fossi fatto visitare da un altro che magari mi avrebbe operato per sicurezza? E se in quell'azione invece di uscire in post-basso avessi deciso di spostarmi altrove? E se Roberto non mi avesse fatto entrare? E se il tipo del Manfredonia mi avesse colpito un centimetro più a sinistra?

A volte un centimetro può essere anche decisivo. Un centimetro così come un punto, lo stesso punto per il quale il Manfredonia è stato promosso in D al posto nostro. Quella stagione finita con una settimana di anticipo mi è rimasta davvero qui. Ora sono passati 32 giorni dall'infortunio, il ginocchio si è quasi totalmente sgonfiato e io ho ripreso ad andare in Palestra. L'ortopedico mi ha detto di riprendere immediatamente ad allenarmi, secondo lui non c'è nulla, ma se dovesse esserci una lesione la dovrei avvertire. E ci sto andando ogni giorno, manco fossi una persona seria.

Per me, amante di Torte Cameo allo Yogurt, di Pringles e di Kinder Pinguì, è una gioia poter riprendere a correre, a sudare, a farmi un mazzo così. Per giorni ho cullato dentro di me l'idea di dover dimenticare tutto questo, io che senza lo sport quasi non ci vivo, io che tra poco vado a vedermi il secondo tempo della Colombia su Sportitalia. Un anno senza basket sarebbe stato semplicemente pazzesco.

E invece sono qui, che un giorno vado a correre con Marica alla villa comunale e l'altro con Davide smazzo facendomi 40 minuti di corse sulle varie macchine e altrettanti di addominali ed esercizi, perchè se dovessi pure riuscire a perdere un dieci chili abbondanti sforzare il ginocchio un po' meno mi farebbe decisamente bene. Non so neppure io perchè mi sto allenando così intensamente già da ora. All'inizio della stagione mancano due mesi, dopotutto, ma in questo momento sento che la cosa più giusta da fare sia questa.

Molto pragmaticamente potrei dire che me la sono vista brutta e che voglio fare in modo che non riaccada, ma tanto non sarò io a deciderlo. Se deve succedere, succederà ugualmente. Possiamo solo provare ad indirizzare la nostra vita agendo in un certo modo, ma alla fine se c'è qualcosa di scritto si può fare poco. In questo momento il destino mi ha dato questo, mi ha lasciato 20 giorni di paura, del rammarico per una stagione chiusa prima, ma anche tanta fiducia di poter riprendere a giocare immediatamente. Ora vediamo cosa mi riserverà il futuro.

Da parte mia, spero solo che quel crociato rimanga per sempre al suo posto.

26 maggio 2007

Ci siamo anche noi

Esattamente un mese fa, giorno più giorno meno, attorno a quest'ora perdevamo il secondo derby stagionale, con un canestro da tre all'ultimo secondo. Esattamente come all'andata. Una mazzata del genere avrebbe spento le speranze di ogni squadra, in quei giorni iniziava a profilarsi seriamente la possibilità di finire la stagione fuori dalle Final Four e soprattutto dietro al Sempre Avanti.

A un mese di distanza, abbiamo vinto le Final Four. Un impresa incredibile, probabilmente molti di noi non hanno neppure realizzato quello che siamo riusciti a combinare. Tutto quello che ci è successo in questa stagione, a partire da due legamenti rotti, continui infortuni su spalle, ginocchia e caviglie fino ad arrivare alla perdita di un genitore avrebbero probabilmente spezzato le gambe a chiunque. Noi invece, paradossalmente, siamo riusciti a consolidare un gruppo pieno di primedonne proprio in queste difficoltà.

Abbiamo vinto. Sono stato indeciso per giorni se pubblicare o meno un aggiornamento di questo tipo. Sarebbe il secondo aggiornamento serio di fila, troppo per un blog che fondamentalmente si prepone di scrivere puttanate: ma alla fine ho deciso, pur esulando un po' dalle classiche tematiche del blog mi sembra giusto che quello che è stato fatto meritasse un piccolo riconoscimento. In questo momento siamo a 4 partite di distanza dalla Serie D: un obiettivo che a inizio stagione sembrava difficilissimo e che a tre quarti di campionato sembrava ormai solo un sogno. Corato, Manfredonia, Lecce, Crispiano, Brindisi. Da una di queste cinque squadre uscirà la vincitrice di questi spareggi. Penso sia difficile che una delle nostre 4 avversarie sia più forte della Futura Bari che abbiamo incontrato in finale, ma sarebbe da stupidi illudersi di poter vincere facilmente, magari ora andrà a finire che le perderemo tutte e 4, ma ci sarà da lottare, sudare, rotolare (almeno per me) e soprattutto tirare una marea di mazzate (sempre per me).

Comunque vada, sarà una bellissima esperienza, questo è certo. Per 10 imbecilli come noi che (escluso Jordan) a malapena sanno cosa sia la Serie D, per me che ho giocato al massimo in Promozione l'idea stessa di poter essere promossi è qualcosa di realmente incredibile. Per me che a malapena mi sono spinto fino a Gioa e Putignano l'idea di andare a giocare a Brindisi e a Lecce è qualcosa che rende orgoglioso di ciò che abbiamo fatto, l'idea di poterci confrontare con gente di altre regioni, con vecchiacci leccesi con la panza e ragazzini che parlano in brindisino è davvero bello. Per non parlare del pullmann in pieno stile Pasquetta che abbiamo organizzato per andare a Lecce domattina. Se non è qualcosa da raccontare a figli e nipoti, poco ci manca.

Per quanto mi riguarda, non arrivo a questi spareggi nella migliore forma possibile. La seconda distorsione che ho avuto prima delle Final Four mi ha tagliato definitivamente le gambe, penso di potermi scordare prestazioni-spettacolo come i 25 punti dell'anno scorso, ma - come ho già dimostrato Domenica - anche in questo condizioni so di poter dare un contributo. Tra 2 ore sarò in campo, e questo per me è già importante.

Ma tanto perdiamo.

26 aprile 2007

Quindici

Sono interista.
Certo, dirlo dopo uno scudetto vinto è abbastanza semplice, ma io sono interista da molto tempo. E' difficile dire da quando, di preciso. Tempo fa lessi una frase, diceva qualcosa del tipo "Le grandi amicizie, i grandi incontri, le grandi passioni, i grandi amori..non si sa mai quando iniziano. E' una cosa fulminea, non sei lì con l'orologio a segnare in che momento sia successo." Era di Prisco.

Per me è stato esattamente così. Non ricordo da quanto tempo sono interista, nè tantomeno perchè. Per semplicità mi piace immaginare il mio essere interista dal mio primo e preciso ricordo, i festeggiamenti del 1989 negli spogliatoi, dopo il 13° scudetto. Allora decisi che sarei stato interista. Ero un bambino di sette anni, di prima elementare, sentivo che quei colori mi avrebbero dato soddisfazioni. Sono sempre stato un bambino troppo avanti, molto lungimirante. Direi pure troppo, in quel caso. L'Inter quell'anno perse 2 partite: la prima, contro il Torino e la seconda, a scudetto già vinto, 4-3 contro la Fiorentina. Ricordo chiaramente che dopo quella partita piansi. Avevo 6 anni, e non avevo minimamente idea di quello che avrei visto negli anni successivi.

Allo stesso modo non ricordo neppure il mio primo calciatore preferito. Forse Klinsmann, forse l'ultimo Schillacci, magari Ruben Sosa, escludo a priori Bergkamp. Dei primi anni non ho tantissimi ricordi, ricordo abbastanza bene la vittoria della Uefa nel 1991, quella del 1994 vista a casa di mia nonna vinta con un gol di Jonk con colpo sotto (non so se mi spiego). Forse ricordo persino troppo, tenendo conto che a quei tempi avevo 12 anni scarsi. Da quel momento in poi i ricordi si fanno via via più intensi, più decisi, più chiari.

Ricordo la Maglia Fitgar e quella Fiorucci, ricordo le prodezze di Igor Shalimov e la scommessa di Orrico, Ricordo Benny Carbone e Roberto Carlos, ricordo l'esultanza in camera mia al gol di Centofanti contro la Fiorentina (!!!) e la faccia tristissima nella sconfitta 1-0 con il Lugano. Poi ho iniziato a diventare interista sul serio, a tifare davvero per quegli 11 imbecilli. La finale di Coppa Uefa con lo Schalke, 1997, Ganz che nei supplementari mi mette sulla traversa il pallone della Coppa. La sconfitta ai rigori. Niente lacrime stavolta, però.

Nel '98 è arrivato Ronaldo. Il primo giocatore che ho amato, probabilmente. Ricordo il primo gol, al Bologna, quello dopo alla Fiorentina, con me che esultavo a casa del mio vicino di casa. Ricordo una vittoria 2-1 contro il Vicenza con un rigore al 95°. E' stata la prima volta che ho esultato come un matto per l'Inter. Ricordo il mio sorriso al primo gol di Kanu, ricordo me in bicicletta che andavo a giocare a basket da Corradino e sentivo alla radio del rigore non dato a Ronaldo. Ricordo la finale di Coppa Uefa, la mia prima vera vittoria da tifoso interista, la Gazzetta comprata il giorno dopo e il sorriso a mille denti che sfoderi quando arrivi a scuola. Un sorriso che avrei sfoderato poche altre volte, però.

Quelli sono stati gli anni in cui ho iniziato a condividere il mio essere interista con gli altri. Il primo probabilmente è stato Italo. Con lui ho seguito tutte le partite dell'Inter del 2000, con lui ho fatto riti scaramantici di ogni tipo possibile e immaginabile mentre seguivamo le partite all'Inter Club, con lui ho atteso il ritorno di Ronaldo dopo l'infortunio e il crack del ginocchio dopo 7 minuti. Mi chiusi in camera, iniziai a cercare su Internet qualcosa da leggere. Allora scoprii i newsgroup. Paradossale, ma noi interisti ci uniamo nel momento del bisogno. Ricordo anche il Derby 0-6, visto a casa di Paola. Mai nella mia vita 90 minuti sono trascorsi così lentamente. Erano i tempi di Baggio, di Baggio che ci faceva vincere lo spareggio col Parma, 3-1, visto a casa della nonna di Italo. Lippi in panchina, Jugovic in campo. Nella stessa casa perdemmo lo spareggio con l'Helsingborgs. In campo Macellari, Cirillo, Vampeta e Robbie Keane. Grazie Lippi.

Ricordo altrettanto bene il 2002, la prima giornata vissuta mentre eravamo al mare, a Bisceglie, il rientro in campo di Ronaldo, la gioia per il primo gol dopo l'infortunio, l'Inter in testa alla classifica e tutte dietro ad arrancare. Ricordo il 4 maggio 2002, al Jack Madden, io Roberto e Maurizio e io che dicevo "So già come andrà a finire domani". Ma non andò a finire come pensavo, Gresko non fu d'accordo. Quel giorno, per la prima volta, mi sono tolto la maglietta e sono uscito dal balcone, urlando. Poi non ho urlato più.

Dopo ho conosciuto meglio Davide e Fabrizio, ed è con loro che ho convidiso tutte le partite recenti. Da Luciano che tenta di fare la bicicletta e ci fare ridere, passando per l'Inter di Zaccheroni che gioca bene e che ci piace, fino ad arrivare al primo Adriano, quello forte, quello che piaceva a tutti, ma che non ha mai sostituito Ronaldo nella mia testa. Sono arrivate le prime vittorie, le esultanze per una stupida Coppa Italia in uno stupido 2005. Il gol su Punizione di Mihaljovic che suggella la vittoria, io che abbraccio Antonio e l'acqua che va a finire sul padre di Davide che rimane bagnato ma felicissimo. Abbiamo vinto la Coppa Italia. E abbiamo fatto pure i Caroselli. Solo noi.

Allo stadio, per forza di cose, non ci sono andato tantissime volte. Due volte contro il Bari, 96 e 98, una volta al Birra Moretti nel 2004, una volta a San Siro nel 2003 (semifinale di Champions). Tutte sconfitte dell'Inter. Pensavo di portare sfiga, e lo pensavo fino alla fine del primo tempo della Supercoppa 2007 contro la Roma. Poi è finita diversamente, ed il viaggio con Davide - già splendido, è diventato indimenticabile. La stagione era iniziata già bene, Scudetto vinto a Tavolino e Ibrahimovic che inizia a giocarmi con il numero 8. Ibrahimovic, il primo che dai tempi di Ronaldo è riuscito a farmi appassionare a un singolo giocatore, il primo che dai tempi di Ronaldo è riuscito a farmi togliere la maglietta ad un gol, quello nel Derby. Ibrahimovic, il primo che è tornato a farmi sentire un cazzo di ragazzino di 14 anni che se ne va appresso a un calciatore.

La stagione è scivolata via rapidamente. Si poteva festeggiare il 18 aprile, si è festeggiato il 22 aprile. Abbiamo vinto lo Scudetto, non sembra vero. Ero a Trani, a pranzo. Ricorderò il messaggio di Davide che mi dice che l'Inter vince e la Roma perde, io che lascio il pranzo e vado ad ascoltare la Radio, io che quasi mi faccio venire gli occhi lucidi al fischio finale e sorrido al Messaggio di Davide. "Campioni d'Italia". Anche se lui non è interista. Mi chiama Ilvo, mi urla "Campioni d'Italia, ti voglio bene", e a quel punto di viene il magone. Il tifo per l'Inter che unisce due che nella vita si sono visti una volta. Mi arrivano 1000 messaggi, 2000 squilli, una marea di gente ha detto di avermi pensato. Aspettavo quel momento da troppo.

Abbiamo vinto lo Scudetto, non mi sembra vero. Ho visto i festeggiamenti in piazza Duomo fino all'1 di Notte, ricordando quando in quella Piazza sei mesi fa c'ero io. Abbiamo vinto lo Scudetto, di nuovo, sono passati 18 anni. Finalmente.

CAMPIONI D'ITALIA. Ce lo meritiamo tutti.

17 aprile 2007

Post Post Pashqone

Sarò breve: Posso permettermi di dedicare a questo post non più di 8 minuti, visto che i precedenti 22 li ho utilizzati cercando di decidere in che modo scrivere la parola Pashqone.
Partirei con l'analisi logica: Post è il soggetto, Post è un complemento di tempo, Pashqone è l'oggetto del Post (il primo Post, non il secondo, perchè il secondo è un complemento di tempo e viene dopo, infatti ho scritto Post, proprio per dire che questo è un Post che parla di qualcosa successo Post il Pashqone). Appost.

L'inizio non è niente male, quando voglio so essere chiaro e deciso. Come la Sambuca Molinari, che è chiara e decisa (lo diceva la TV, quindi è vero), infatti non l'ho mai assaggiata proprio perchè lei mi ha intimato di non farlo per nessun motivo.
L'oggetto del post, dicevo, prima di spostarmi verso i binari dell'indecenza, è il Pashqone, giorno che convenzionalmente si pone a cavallo tra la Pasqua (che per combinazione cade sempre di Domenica) e il Martedì (che per combinazione cade sempre di Martedì). Parliamo quindi di un Lunedì, perchè la Pasquetta per definizione è di Lunedì. Pasquetta in Coratino, e forse non solo, si dice Pashqone.

E' un evento particolare, evento in cui le persone - sempre per convenzione - comprano due fettine di carne, una scatola di Spaghetti da dividere in 500 e da bagnare con 500 (stavolta per ciascuno) bottiglie di birra e vino con i risultati ovvi che ognuno può immaginare. Molti decidono di organizzarla sulla Murgia, senza una destinazione precisa, ma poi va a finire che "venite con me, che conosco un posto bello" e TUTTI finiscono a sedersi sull'erba nel raggio di tre metri. Nessuno si sposta, perchè è una questione di principio, mentre tutt'attorno ci sono quintali di Murgia che rimangono vuoti. Ma è bello così. Tipo come quando 1000 bambini di età compresa tra 8 e 8 anni iniziano a giocare a pallone, ti arriva il Supersantos nella Pasta al forno e l'eco dei nomi dei santi che hai tirato giù arriva fino tipo a Quasano.

Metterò su Flickr le foto della mia Pasquetta, trascorsa romanticamente con Marica, quando ne avrò voglia. La giornata era già iniziata benissimo con una scena degna di nota: Arrivo in Campagna, io e Marica scendiamo dalla macchina e troviamo la MIA Pineta occupata da ALTRE persone mai viste che stavano mettendo tavoli nella MIA campagna. Immediato scambio di battute: "Lei chi è" - "Io sarei il proprietario, guardi" - "E io come faccio saperlo, non ha una carta che me lo dimostra?" - "Ma secondo lei io vado in giro con i tabulati del catasto? Se le dico che è mia è mia" - "Ora chiamiamo le guardie e vediamo" - "Allora, mi scusi, se qui c'è uno che deve chiamare le guardie questo sono io, visto che la campagna è MIA". Detto questo, il simpaticissimo signore decise di rimettere a posto i suoi 42 tavoli di plastica, richiamare all'ordine i suoi 100 nipoti che stavano distruggendo la campagna, coprire le teglie di pasta al forno e ripartìre alla ricerca di un nuovo posto (presumibilmente sarà andato a finire nei tre metri sopra citati) lasciandomi libero di godere la mia Pasquetta.

Arrivano le 4: Colpo di Genio. Andiamo a Visitare Castel del Monte. Non ci andavo dalla 4°elementare, sarebbe bello tornarci. Mi sembrava un'idea carina. Peccato che questa idea carina, in contemporanea, l'avevano avuta altre SETTECENTOMILA persone. Castel del Monte sembrava piazza del Popolo, UN ORA e TRENTACINQUE per parcheggiare, sembrava il concerto del Primo Maggio. Ma senza concerto. Con costanza e con pazienza (e il primo che fa battute del tipo "Ma sei andato con due amiche?" lo uccido personalmente) siamo riusciti a trovare posto, a fare la nostra visita e a tornare a casa. Stremati, però. Così stremati che non ho neppure fatto in tempo a salutare i miei cugini che ripartivano per Forlì e mi sono immediatamente piazzato nel letto dove ho dormito fino al Giovedì Santo dell'anno dopo. Come la classica nonna di 80 anni, con la differenza che io non ho nipoti.

Tralascio il fatto che abbia mangiato come un maiale, visto che i 19 punti segnati sabato (miglior prestazione stagionale, a leggere Basketpuglia) hanno messo in secondo piano tutto ciò. Ma ero in una delle classiche giornate in cui anche se tiri a occhi chiusi da un canestro all'altro la metti, per cui Sabato cercherò conferme nel temibile Derby contro il Sempre Avanti (cui vi chiedo di non mancare).

Parentesi interessante, sto scrivendo questo post per due motivi: il primo è che dopo la morte della scheda madre del mio Desktop avevo spostato tutti i miei averi sul Notebook, peccato che ieri è morto anche l'alimentatore del Notebook. Ho fatto appena in tempo a passare le cose più importanti (Università e Serie TV) su questo splendido Pentium 1000 che mi permetterà di sopravvivere nei prossimi 10 giorni.
A meno che anche questo portatile non esploda proprio ora, a quel punto inizierei a pensare seriamente che gli oggetti tecnologici della mia camera siano posseduti. E a sei giorni da un esonero non è esattamente il massimo.

8 minuti sono passati, forse anche di più.
E' ora di chiudere

ps) Non continuate a cercare il secondo motivo, non ho nessuna intenzione di scriverlo. C'è qualcosa che deve accadere, e se DOVESSE, due post nello stesso giorno sarebbero troppi.

30 marzo 2007

Compagno Termometro

La prima febbre del 2007, un evento che difficilmente si scorda. Il 2006 in questo senso era iniziato molto peggio, febbre a Gennaio, febbre a Febbraio, febbre a Marzo, con conseguente cura di anticorpi che mi ha permesso di passare l'inverno in uno stato simil-normale quasi dimenticandomi della mia ricca sinusite cronica che da anni mi assilla.

Se la causa del virus sia la fine dell'effetto degli anticorpi annata 2006 o lo sbalzo di temperatura da Savana ad Alaska che ha caratterizzato la Corato di questi giorni non è dato saperlo, fatto sta che sono qui bloccato in casa da tre giorni senza prendere un filo d'aria e vedere un'anima viva (se escludiamo la crocerossina Marica che viene a trovarmi a intervalli regolari e tralaltro mi sa che pure che le ho attaccato la tosse). Mia sorella è in gita, in questo momento sarà tipo a Strasburgo, dopo essere passata da Vienna e Praga. Lei è lì, e io a Corato. Lei si contorce tra Sacher e Palle di Mozart mentre io alterno Zerinol e Spruzzi di Rinazina. Sono motivi di allegria. Tanta allegria. Speriamo solo che la Sacher che chiaramente mi merito non soffra troppo il lungo viaggio.

Troviamo dei motivi per essere contento: Sono finite le lezioni, ora si torna a Bari il 17 aprile. Qui potrei quantomeno sorridere, in vista di una Pasqua tranquilla e una Pasquetta a casa, ma il sorriso immediatamente si trasforma in ghigno che poi muta in riso isterico quando torno a ricordarmi dei miei 800 impegni quotidiani di questo periodo. La prossima volta, se dovessi decidere di preparare 4 esami in contemporanea come sto facendo ora, prendetemi a calci fortissimi sulla testa e poi sparatemi con un fucile a canne mozze. Da vicino. Non è un motivo per essere contento, dunque.

Troviamo altri motivi per essere contento: Domani c'è la Partita, facile - in teoria - con l'Acquaviva. Come lo era facile sabato scorso col Monopoli. Poi sappiamo come è finita. Noi molli, svogliati, rincoglioniti e da raccogliere col cucchiaino, arbitro chiaramente figlio di puttana e sconfitta di 20 con due espulsioni. Per chi non lo sapesse, 3 giornate a Giovanni, 2 a coach Roberto, 1 allo scorer Mario e 175 euro di Multa. Ci mancava solo l'abbonamento a Juve Channel e poi c'erano seri motivi per il suicidio. Domani dovremmo essere 7, compreso me, che non mi alleno da Lunedì vista l'interessante febbre che mi tiene qui a casa. Ok, nemmeno questo è un motivo di allegria.

Ecco, ho trovato un motivo per essere contento: Non ho preso la peste bubbonica
Almeno, non ancora.